Trasporti, i silenzi delle aziende

Trasporti, i silenzi delle aziende – la Repubblica.it

di Franco Buccino M olti pensano che è così abituato da generazioni, il napoletano, ai ritardi dei mezzi pubblici che probabilmente la rassegnazione ce l’ha nel Dna.

Al massimo protesta con cartelli ironici e divertenti: “Save the Circumvesuviana”, “Adotta un pendolare”. A tal punto è rassegnato, pensano. E non si rendono conto che l’esasperazione della gente ha raggiunto un livello di non ritorno.

Non se ne rende conto il presidente dell’Eav, Umberto De Gregorio: l’abbiamo sentito dire, non molti mesi fa, alla Camera di Commercio, che il bilancio con i numeri in successione era «una c…..ta», rispetto a un bilancio sociale che ha come riscontro la soddisfazione degli utenti.

Attorniato dai suoi fedelissimi, in un venerdì nero per i trasporti a Napoli e dintorni.

Se gli utenti avessero voce in capitolo! I turisti, per esempio, che si spostano in città attraverso le stazioni metro più belle del mondo, o sui treni che toccano incantevoli località dall’area flegrea alla penisola sorrentina. A loro basterebbe avere se non treni e autobus in orario e puliti, almeno che qualcuno bloccasse i borseggiatori (il personale e i pendolari li conoscono tutti), che le indicazioni delle fermate fossero quelle giuste e non tutte sbagliate o di un’altra linea.

I pendolari, che vanno a lavorare o a scuola e poi tornano a casa, vorrebbero avere se non più treni e autobus, in orario e puliti, e con l’aria condizionata, almeno un po’ di sicurezza.

Non essere costretti a scendere in stazioni “impresenziate”, e qualche volta lasciare autobus e vagoni nelle mani di baby gang o violenti, che li vandalizzano e incendiano.

Gli utenti, turisti, pendolari, viaggiatori occasionali, capiscono bene le difficoltà, i debiti, la mancanza di risorse, il turn-over limitato, la burocrazia e quant’altro, e però quello che non sopportano è che l’emergenza è diventata la normalità dietro la quale si nascondono inefficienze, abusi, furbizie.

Cominciamo dalla comunicazione. Per gli utenti è la cosa più importante. In momenti di difficoltà dovrebbero aumentare le informazioni: da noi succede il contrario. In momenti tranquilli i comunicati abbondano, come la situazione si ingarbuglia le informazioni si diradano fino a che si spengono pannelli luminosi e altoparlanti. A volte annunciatori improvvisati farfugliano notizie senza senso o ridicole. I giornali sono rimasti colpiti dall’annuncio del ritardo “non quantificabile”. Ma gli utenti hanno sentito anche di peggio.

Un altro tema a cui gli utenti dei servizi pubblici tengono molto è quello di un equilibrato e professionale rapporto tra gli addetti e i viaggiatori.

A fronte di molti civili, educati e competenti, ce ne sono diversi che mancano dei requisiti essenziali per potersi interfacciare con il pubblico. E spesso le aziende di trasporto pubblico li mettono nei posti meno adatti come alla vigilanza dei tornelli, considerando tali ruoli marginali. È vero che tale rapporto è un problema più generale, ma diventa fondamentale nell’orientamento dei viaggiatori.

Un’ultima osservazione dalla parte degli utenti, che riguarda addetti e comunicazione insieme. Un contratto di lavoro non deve lasciare niente al caso, tantomeno che un servizio pubblico possa essere lasciato alla discrezionalità o buona volontà di un dipendente. Devono esserci delle alternative ai cosiddetti “ricatti” di piccoli gruppi di lavoratori.

Lo sciopero è un diritto che deve essere garantito ai lavoratori. Sempre. Sarebbe opportuno che, soprattutto nei trasporti, le aziende comunicassero dopo ogni sciopero il numero di quanti addetti hanno aderito, divisi per profilo. Per togliere definitivamente il dubbio che pochi lavoratori possano bloccare un servizio pubblico per migliaia di cittadini. Da lavoratori a lavoratori, da cittadini a cittadini: per unire e non contrapporre.

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