Il Presidente e la scuola che ricomincia

Franco Buccino

Scuolanapoletana.it

Il nostro Presidente Mattarella viene a inaugurare l’anno scolastico a Napoli. Colpisce l’attenzione per la nostra città, e ancora di più la scelta delle scuole: Boccioni, Rossini e Labriola, tre scuole “normali” in un quartiere “normale”, Fuorigrotta. Non ha scelto le scuole di Barra, San Giovanni e Ponticelli, di Scampia, di Caivano. Non perché le “scuole situate nelle aree a rischio” meritino meno attenzione, ma, più banalmente perché tutte le scuole e tutti i ragazzi sono uguali, meritano la stessa attenzione. Perché le scuole e gli studenti di Napoli e della Campania hanno tantissimi problemi in comune, al di là del contesto in cui sono ubicate, sia territoriale che sociale. Tantissimi problemi in comune: dall’assegnazione del personale (quantità e tempi), agli edifici scolastici, palestre, laboratori, mensa e trasporti; dagli indirizzi scolastici all’orientamento; dall’abbandono scolastico al disagio giovanile, al bullismo. E potremmo continuare.
Penso che dietro la scelta di queste tre scuole di Fuorigrotta, il Presidente abbia fatto analoghe riflessioni, convinto, più di tutti, delle assurde e antiche differenze territoriali nel nostro paese, ma anche di un sistema scolastico che avrebbe bisogno di una radicale trasformazione. Dall’obbligo scolastico alla riforma dei cicli, alla completa autonomia scolastica con l’organico d’istituto: una visione d’assieme che manca all’attuale governo ancor più che ai precedenti.
In questo clima ha inizio nel nostro paese l’anno scolastico 25-26. Un anno ricco di novità e anche di polemiche. I giornali hanno fatto l’elenco: almeno una ventina le novità. Alcune abbastanza note, altre ignote ai più, altre infine conosciute solo per titoli o per slogan. Dal calo del numero di alunni e studenti alla novità del “4+2” soprattutto nella filiera tecnica; dal divieto del cellulare in classe anche alle superiori alla normativa sulla condotta e sulla maturità; dalla novità nei programmi, con l’informatica nelle primarie e il latino nelle medie (forse) alla assicurazione con l’Inail e a quella sanitaria integrata. E altre ancora. Nessuna novità nel capitolo supplenze, che restano affidate ai precari (oltre 300mila tra docenti e ata, quelle annuali) e nel CCNL, il contratto di lavoro, il cui mancato rinnovo vede da tempo mobilitati i sindacati.
Abbiamo avuto in tanti l’opportunità di esprimerci e di confrontarci su queste novità: a volte anche in modo aspro. In quest’occasione vorrei mettere in evidenza un aspetto trascurato. Tutte le novità si dividono in due categorie: quelle che entrano in vigore dal primo giorno di scuola e quelle da realizzare nel corso dei prossimi anni, in progressione. Guarda caso, le prime sono quelle severe, ‘repressive’, più discutibili, che costano poco o niente; le altre sono quelle più impegnative o che richiedono risorse economiche significative o, magari, del tutto impopolari.
Quale sarà l’impatto di queste novità sui docenti e sugli studenti?
I docenti aspettano momenti di formazione oltre che di maggiori informazioni. Per ora sono alle prese con problemi pratici, come la custodia dei telefonini degli studenti; si confrontano, con posizioni diverse, sul capitolo ‘condotta’; accolgono con favore l’assicurazione Inail; tutti aspettano di capire un poco meglio l’assicurazione sanitaria integrativa, sperando che non si mettano le mani sulle risorse per il contratto.
Gli studenti ancora non si sa come reagiranno. Sono già stati vittime del Covid. È facile prevedere che la prenderanno male, soprattutto per le novità sulla condotta e sulla maturità.
Io, infine, credo e spero, come tanti colleghi, che alcune “novità” si perdano per strada e alcune misure vengano ridimensionate.
E dispiace francamente che non siano stati coinvolti nelle decisioni, in nessun modo, i docenti, gli studenti e le famiglie. Solo l’ok del mondo delle imprese al “4+2”, che ha convinto il ministro Valditara e il governo a rendere immediatamente ordinamentale la sperimentazione di appena un anno, lo scorso anno nelle classi prime di 3200 studenti!
Il mondo della scuola si aspetta dal Presidente, in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico a Napoli, parole chiare, di prospettiva e di incoraggiamento.

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