“La Preside” e la gabbia del modello Caivano

Un mio articolo su Repubblica di oggi

Repubblica ed. Napoli

“La Preside” e la gabbia del modello Caivano
di Franco Buccino

L’intervento
22 Gennaio 2026 alle 12:01

Qualche giorno fa è cominciata la serie tv “La Preside”, e subito sono nate discussioni, anche accese, su temi come frequenza scolastica, dispersione, abbandono, povertà educativa. Su queste pagine ne abbiamo scritto in tanti fin dall’inizio. Abbiamo seguito i maestri di strada e il loro impegno; abbiamo ammirato la preside Bianca che scendeva, con i mezzi pubblici, tutti i giorni da Posillipo per andare nella sua scuola di Barra; la preside Consiglia, riferimento per tutta San Giovanni a Teduccio; e tanti altri presidi, docenti, segretari, personale Ata. Anche a Napoli e dintorni nelle scuole abbiamo tre livelli di personale: quelli lavativi, quelli seri nel proprio lavoro, e quelli innamorati della scuola e di chi la frequenta. Sono questi ultimi che fanno la differenza. Ed è per questo che tanti di noi, con qualche velleità, abbiamo voluto fare i presidi.

Mi piace pensare che questa sia stata la motivazione di Eugenia Carfora, la preside. Lei preside dal 2007, io dal 1985 e in pensione dal 2010. Immagino che abbia continuato a fare il suo lavoro con passione ed entusiasmo. Allora perché giudizi così contrastanti, non tanto sulla serie televisiva, quando sui contenuti, sulla storia che viene raccontata, sul contesto che viene presentato?

Le presidi che ho citato prima, Bianca e Consiglia, sono rimaste discrete al loro posto, hanno fatto crescere la loro squadra di insegnanti e di personale Ata. Hanno aumentato la qualità delle loro scuole e la preparazione dei loro studenti, non tanto il numero di indirizzi e di progetti, che a volte sono a discapito della didattica e del rapporto docente-alunno. Sono rimaste al loro posto senza tentare la scalata dalle primarie alle superiori, passare da scuole di frontiera a scuole prestigiose in quartieri residenziali, spostarsi da scuole a rischio dimensionamento a scuole con mille alunni, e magari con la reggenza pure di un’altra scuola.

Il problema della scuola diretta da Eugenia Carfora e delle altre scuole di Caivano è quello di essere state costrette ad entrare nel modello Caivano, dove va tutto bene. Anche se le cose rimangono le stesse, al netto dell’impegno della preside, dei docenti e del personale Ata. Deve andare tutto bene. Non possono perdere la faccia tanti membri del governo, che hanno fermato i treni per presenziare inaugurazioni a Caivano. E se pure io mi sbagliassi, facciamo che le cose siano significativamente migliorate, comunque il progetto (milioni per interventi sulle strutture, per modesti ampliamenti delle piante organiche di scuole e comune) non sarebbe esportabile, non dico nell’area metropolitana, non dico nell’area nord-Napoli ma neanche nelle zone attigue, per mancanza di fondi.

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