I precari emigranti

Franco Buccino

(Repubblica ed. Napoli, 26 agosto 2014)

L’aggiornamento delle graduatorie provinciali, cosiddette ad esaurimento, dei precari della scuola, con la possibilità di cambiare provincia, ha provocato, come nelle precedenti edizioni, vistosi cambiamenti e notevoli malumori. Partire dal posto 7 e ritrovarsi al posto 107 dopo l’aggiornamento, per un docente in una provincia medio-piccola significa non solo non passare di ruolo, ma perdere l’incarico. D’altra parte non si può obbligare un docente precario a rimanere in una provincia dove con i propri 150 punti non ottiene neppure una supplenza annuale, mentre in un’altra provincia con la metà dei suoi punti i colleghi sono già passati di ruolo. Si tratta di una storia antica e, pure, in continua evoluzione.

Quando andammo negli anni settanta a insegnare al nord, trovammo già consolidate colonie di docenti, allora, del centrosud. Era una fortuna che arrivassimo, perché avevamo i titoli di studio richiesti e una buona dose di entusiasmo, mentre la scuola non attirava molto i laureati del posto. Finché si passava di ruolo con una certa regolarità, le graduatorie si rinnovavano, c’era il ricambio. Poi le cose sono andate diversamente. Al posto di immettere in ruolo su tutti i posti attivati, l’Amministrazione scolastica ha preferito far crescere a dismisura i precari. Quando sono diventati troppi gli aspiranti, è cominciata una politica di tagli. Di entrambi questi problemi sono responsabili i governi degli ultimi venti, venticinque anni. I ministri dell’Istruzione hanno continuato ad essere al servizio, contemporaneamente, dei colleghi dell’Economia, strateghi di tagli e austerità, e delle potenti lobby che gestiscono master, perfezionamenti, corsi di preparazione ai concorsi e alle abilitazioni, uffici legali specializzati. I precari in mezzo, tra l’incudine e il martello.

All’inizio si spostavano al nord, ma anche al centro, quelli con meno punti, per poter lavorare; rimanevano al sud quelli con più punti. Che hanno dovuto però man mano difendere la loro posizione con altri titoli, riserve e preferenze, visto il ridursi progressivo dei posti. Allora si sono cominciati a spostare al nord anche precari con molti punti: prima solo per passare di ruolo, poi per essere sicuri di lavorare. Sono cominciati così i conflitti tra i precari delle diverse ondate migratorie. Quasi sempre meridionali: li distingue solo la data di arrivo. E siamo appena all’inizio: piccole scaramucce in Toscana, in Emilia, più consistenti a Roma e nel Lazio. Ve l’immaginate quando il problema esploderà in Lombardia, Piemonte e Veneto? Per la verità esiste anche un flusso migratorio inverso, minore ma non meno “dannoso”. All’inizio erano i docenti meridionali passati di ruolo al nord che tornavano al sud, non solo per trasferimento, ma in “assegnazione provvisoria” o “utilizzati” su posti che venivano sottratti ai precari locali; poi si sono cominciati a spostare anche precari dal nord al sud: quelli con più punti, per passare di ruolo nella propria provincia o per prendersi l’incarico annuale sulle sedi più ambite, con buona pace dei precari rimasti nella loro terra.

Oggi le notizie volano su internet e raggiungono chiunque, provocando spesso risultati imprevedibili. Tutti vengono a sapere che la graduatoria di matematica e fisica in una tal provincia si è esaurita, nell’altra hanno chiamato con pochi punti; dopo l’aggiornamento, la graduatoria si è così ingolfata che diventa quasi impossibile avere un incarico in quelle province, perfino per precari storici. È una situazione sempre più ingarbugliata quella delle graduatorie. Ma chi propone di chiuderle e blindarle, come i precari del gruppo “Ora basta!!!”, nato da una maestra da dodici anni toscana, ma di origine meridionale, arriva fuori tempo massimo: si andrebbe a cristallizzare una situazione ormai assurda e ingiusta per tutti, e con tristi analogie con chi vuole chiudere le frontiere. D’altra parte i precari sono distratti e divisi in mille rivoli, mille gruppi, mille ricorsi, salvo poi ad essere sempre disponibili, per lavorare e per far funzionare la scuola. Il sogno dei precari è l’applicazione della normativa UE, ampiamente e impunemente disattesa, che dispone la stabilizzazione di tutti i precari con tre anni di reiterati contratti di lavoro. Ma mi sa che a breve l’unico provvedimento che vedremo, sarà la riapertura delle graduatorie che dovevano essere ad esaurimento: tali e tanti sono i nuovi precari che bussano alle porte. A meno che non vogliamo prendere sul serio un Renzi, un po’ euforico (“Vi stupirò”), che annuncia da alcuni giorni un progetto, organico e complessivo, di riforma della scuola, a cominciare dal personale docente che è “la negletta spina dorsale del nostro sistema educativo”. Sperando che si riferisca pure ai precari!

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