LA “DITTATURA DEL PRECARIATO”

Franco Buccino

L’altro giorno è salito in metropolitana a Bagnoli il mio amico precario della scuola. Un rapido saluto, e subito mi lancio sul tema del giorno, l’articolo 18, per raccogliere le impressioni di chi la questione la vive sulla propria pelle. Lui che in genere è un fiume in piena, quasi alza le mani e mi fa: mi considero un prigioniero politico, appartengo al Movimento Precari, ho poco tempo, fammi solo qualche domanda. Ne concordiamo tre: 1) che ne pensa delle annunciate 150 mila assunzioni nella scuola; 2) i precari sono tutelati più da Renzi o dai sindacati; 3) che cos’è e cosa farà il Movimento Precari nel prossimo futuro.

Risposta alla prima domanda (da esperto). Se fosse vero, per svuotare le graduatorie ad esaurimento ci vorrebbero meno dei 150 mila posti annunciati: moltissimi di noi siamo inseriti in più graduatorie. Tutti gli altri precari della scuola, non inseriti in tali graduatorie, e comunque la maggioranza, rimarrebbero fuori. Anche per noi fortunati la gestione del provvedimento sarebbe complessa. Essendo l’operazione di livello nazionale, è facile prevedere esodi biblici e contenziosi infiniti. E l’organico funzionale, realizzato a livello di territorio e non di singola scuola, creerebbe insegnanti di serie A e insegnanti di serie B. Ma poi, siamo sicuri che il problema principale sia passare di ruolo? La nostra generazione, di ruolo o precaria, non ha gli stessi diritti degli altri, forse non maturerà i requisiti per la pensione, il cui importo sarà in ogni caso modestissimo. Renzi è meno stupido di quanto Crozza vuol farci credere: con questo intervento nel contenitore più voluminoso di precariato, vuole spaccare il movimento: “Io do la stabilità a te perché gli altri si rassegnino ad aspettarla, e quindi accettino la situazione in cui sono costretti”.

È così passato a rispondere alla seconda domanda. Il giudizio su Renzi e il suo governo è inequivocabile. Si servono spudoratamente dei precari per tenere nell’angolo il loro principale avversario, i sindacati. Renzi non ha difficoltà a stabilizzare e a portare in emersione i precari, perché è un’operazione che non costa niente. I precari della scuola, passati di ruolo, non avranno scatti di stipendio, come del resto succede agli altri docenti, e con la modifica dell’articolo 18 potranno essere tranquillamente licenziati. Cosa cambierà per loro? Forse raggiungeranno un nuovo status, che però è solo virtuale! Liquidato il governo, non è meno tenero con i sindacati. Difendono i diritti di tutti i lavoratori, i diritti “universali” di tutto il mondo del lavoro. Questo in teoria; in pratica difendono i diritti di quelli che li hanno o se li vedono minacciare, ma niente fanno o possono fare per quelli che quei diritti non hanno. Cosa gliene importa dell’articolo 18 a un precario che vede chiudere il call center in cui lavora per tre euro all’ora. Che rapporto c’è tra anni di cassa integrazione e un misero e breve sussidio di disoccupazione o il niente del perenne inoccupato.

Comincia a rispondere alla terza domanda con ironia: “La ringrazio per la domanda che mi ha fatto”. In realtà me l’ha estorta. I precari sono quelli che meglio rappresentano il paese nei suoi aspetti economici, morali e culturali. Sono anche, se ci si riflette un po’, la maggioranza dei cittadini. Pensate, oltre ai precari propriamente detti, alla massa sterminata di senza lavoro e disoccupati, studenti medi e universitari senza prospettive, ai vecchi e nuovi poveri, alle casalinghe, agli anziani e ai non autosufficienti. Per scelte politiche e ideologiche il governo Renzi non li può e non li sa rappresentare. Avrebbe titolo a farlo un sindacato veramente confederale. Che avesse cioè il coraggio e la capacità di proporre e gestire un contratto nazionale di solidarietà, con il quale molti, moltissimi, rinunciano a qualcosa di importante per far vivere in modo dignitoso tutti. Ma è impensabile che ci riescano il sindacato e la sinistra attuali. Ecco allora il nostro Movimento con il suo programma in tre fasi. Uno, campagna all’insegna dello slogan “Precari di tutte le età, unitevi”. Due, instaurazione per un tempo determinato della “dittatura del precariato”, in cui cioè i precari “s’impadroniscono del potere”, nel senso che “da maggioranza numerica passano a maggioranza politica”, e governano direttamente. Tre, proclamazione della Repubblica, quella della nostra Costituzione, non l’attuale. Siamo convinti, cioè, che solo i precari con la consapevolezza politica e lo slancio rivoluzionario che gli deriva dalla lotta quotidiana per la sopravvivenza, possono portare alla piena attuazione la nostra carta costituzionale.

Con queste parole termina il suo proclama. Mi saluta rapidamente e scende dal metrò. Alla fermata di Montesanto.

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