LINEA 1, LA METROPOLITANA DEI CONTRASTI

Repubblica ed. Napoli 12 novembre 2016
FRANCO BUCCINO
DOPO la rotonda Diaz, con i baffi della scogliera divenuti naturali da posticci che erano; dopo palazzo Guevara, con una parte di facciata crollata e risquadrata: da lontano sembra completo, come gli altri palazzi, ma da vicino mostra la sua terribile mutilazione; ecco una nuova immagine di Napoli e delle sue contraddizioni: la Linea 1 della metropolitana. In pieno ponte di Ognissanti, ho preso la metro a Toledo. Turisti, a gruppi e singoli, ammiravano la stazione, colori, luci, effetti. Sono sceso a Garibaldi: nell’atrio antistante la stazione della metro c’erano due file interminabili di passeggeri che s’incontravano ad angolo retto davanti all’unica biglietteria con un solo addetto. Vicino agli ingressi un unico distributore automatico, rotto. Ho pensato che la Linea 1 della metropolitana è l’immagine più vera della nostra città, quella che ne rappresenta meglio le luci e le ombre, i vizi e le virtù, la tensione ideale e morale e l’indifferenza e l’ignavia. Di norma mezzi e percorsi portano ai luoghi da visitare. Non è usuale visitare il percorso e le tappe del percorso. Ma le stazioni della Linea 1 sono le più belle del mondo. Ampie, luminose ed eleganti, sono state progettate e realizzate da illustri architetti di fama internazionale, contengono all’interno e all’esterno elementi artistici, sculture, materiali innovativi, opere d’arte contemporanea, reperti archeologici trovati nello scavo dei tunnel. Un esempio unico al mondo di arte e urbanistica. Tra queste bellezze passano, completamente a loro agio, i napoletani. Con la stessa naturalezza con cui ragazzini in tuta saltano i tornelli per non pagare il biglietto, e persone di tutte le età attraversano il passaggio riservato ai disabili, lasciato aperto. A Garibaldi, vero inizio della metropolitana e delle stazioni dell’arte, ci sono due accessi ai treni, uno dalla Stazione Centrale che vede migliaia di passeggeri, l’altro dalla piazza che ne vede un numero infinitamente inferiore: quest’ultimo è sorvegliato, il primo no; questo ha di fronte un botteghino che vende biglietti, il primo ha una macchinetta automatica, di norma rotta. Per non parlare poi della comunicazione. Sul display, quando funziona, si legge, non sempre, l’avviso “il prossimo treno fra x minuti”. Fino a 17 minuti mi è capitato di leggere. Ma la cosa più tragica è veder scorrere i minuti fino a 1, e poi non succede niente, il treno non arriva, esce sul display un altro orario, passa un treno fantasma, la gente non ha altre informazioni se non avvisi del tipo “vietato oltrepassare la linea gialla” oppure “si ricorda di convalidare i titoli di viaggio a ogni passaggio”. Sulla linea 1 i napoletani soffrono il loro male di vivere quotidiano tra l’arte e la criminalità.

Napoli si riflette nelle sue immagini
Franco Buccino
Dopo la rotonda Diaz, con i baffi della scogliera divenuti naturali da posticci che erano, teatro di un cantiere permanente in cui si fa e si disfa tra un effimero evento e l’altro; dopo palazzo Guevara, con una parte di facciata crollata e risquadrata: da lontano sembra completo, come gli altri palazzi, ma da vicino mostra la sua terribile mutilazione; ecco una nuova immagine di Napoli e delle sue contraddizioni: la linea 1 della Metropolitana. In pieno ponte di Ognissanti, ho preso la metro a Toledo. Turisti, a gruppi e singoli, ammiravano la stazione, colori, luci, effetti. Sono sceso a Garibaldi: nell’atrio antistante la stazione della metro c’erano due file interminabili di passeggeri che s’incontravano ad angolo retto davanti all’unica biglietteria con un solo addetto. Vicino agli ingressi un unico distributore automatico, rotto. Ho pensato che la linea 1 della Metropolitana è l’immagine più vera della nostra città, quella che ne rappresenta meglio le luci e le ombre, i vizi e le virtù, la tensione ideale e morale e l’indifferenza e l’ignavia.
Di norma mezzi e percorsi portano ai luoghi da visitare. Non è usuale visitare il percorso e le tappe del percorso. Ma le stazioni della linea 1 sono le più belle del mondo. Ampie, luminose ed eleganti, sono state progettate e realizzate da illustri architetti di fama internazionale, contengono all’interno e all’esterno elementi artistici, sculture, materiali innovativi, opere d’arte contemporanea, reperti archeologici trovati nello scavo dei tunnel. Un esempio unico al mondo di arte e urbanistica. Sono tutte belle le stazioni da Università a Salvator Rosa, da Dante a Materdei, da Toledo a Garibaldi, con le sue scale sospese e i due pannelli a specchio sui quali sono inserite fotografie a grandezza naturale di passeggeri in attesa o in cammino. A queste immagini dell’arte si mescolano riflesse le immagini dei passeggeri che realmente passano, e cioè si mescolano l’arte e la vita.
Sarebbe difficile immaginare tali opere fuori di Napoli. Tra queste bellezze passano, completamente a loro agio, i napoletani, inseriti nel contesto, come nobili nei loro castelli, come indossatrici con i loro abiti preziosi. Con naturalezza. Con la stessa naturalezza con cui ragazzini in tuta saltano i tornelli per non pagare il biglietto, e persone di tutte le età attraversano il passaggio riservato ai disabili, lasciato aperto. A Garibaldi, vero inizio della metropolitana e delle stazioni dell’arte, ci sono due accessi ai treni, uno dalla Stazione Centrale che vede migliaia e migliaia di passeggeri, l’altro dalla piazza che ne vede un numero infinitamente inferiore: quest’ultimo è sorvegliato, il primo no; questo ha di fronte un botteghino che vende biglietti, il primo ha una macchinetta automatica, di norma rotta. Per non parlare poi della comunicazione. Sul display, quando funziona, si legge, non sempre, l’avviso “il prossimo treno fra x minuti”. Fino a 17 minuti mi è capitato di leggere. Ma la cosa più tragica è veder scorrere i minuti fino a 1, e poi non succede niente, il treno non arriva, esce sul display un altro orario, passa un treno fantasma, la gente non ha altre informazioni se non avvisi del tipo “vietato oltrepassare la linea gialla” oppure “si ricorda di convalidare i titoli di viaggio a ogni passaggio”.
Spesso c’è gente rassegnata, come nel resto del trasporto pubblico cittadino; un tizio che vende accendini canta canzoni anni sessanta; un altro attempato venditore di calzini si presenta come ragazzo napoletano sfortunato, a un certo punto s’inginocchia e bacia per terra, e non si capisce perché. Insomma la napoletanità in tutta la sua gamma. Solo che anche sulla linea 1 i napoletani soffrono il loro male di vivere quotidiano tra l’arte e la criminalità. Che li assedia, li intimorisce, li condiziona, ne seduce i più fragili. La criminalità, in una forma apparentemente minore che è il vandalismo. Hanno preso di mira le stazioni nel cuore della città, senza risparmiare neppure i lucernari di Toledo. È un succedersi di sfregi e danni, l’ultimo sul treno tra il Vomero e Scampia. Per l’intima soddisfazione di chi tra il quartiere bene e l’estrema periferia voleva i muri e non i treni. Ma alla fine, lo sappiamo, vincerà l’arte e la conoscenza. A braccetto Vanvitelli con la spirale blu al neon e Piscinola con i murales di Felice Pignataro, “introdotti nel circuito a seguito di una petizione firmata dai cittadini”.

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