RETI PER L’APPRENDIMENTO PERMANENTE IN CAMPANIA

Franco Buccino
Per quanto riguarda il livello d’istruzione della popolazione in Italia, la situazione è sempre più nera, anzi precipita. Soltanto un po’ meno di un terzo della popolazione ha quei livelli di comprensione della scrittura e del calcolo che vengono ritenuti necessari per orientarsi nella vita di una società moderna, cioè comprendono i testi che leggono e li sanno collegare. il restante settanta per cento dei nostri concittadini sono afflitti da forme di analfabetismo funzionale. Con punte più alte nel sud e tra gli anziani
E pensare che da oltre dieci anni nella legislazione comunitaria e da cinque anni nella nostra, con la legge 92 del 2012, ha trovato posto e dignità l’apprendimento permanente. Definito come “qualsiasi attività intrapresa dalle persone in modo formale, non formale, informale, nelle varie fasi della vita, al fine di migliorare le conoscenze, le capacità, le competenze, in una prospettiva personale, civica, sociale e occupazionale”. Con l’apprendimento permanente si accolgono alcuni principi importanti: l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita, l’estensione dell’apprendimento dalle sedi formali a quelle non formali e informali, e soprattutto la centralità della persona e non più dei servizi. Una rivoluzione copernicana. Si configura, insomma, il diritto della persona all’apprendimento. E il diritto all’apprendimento implica la sua esigibilità da parte di tutti
Nel nostro paese lo strumento più importante che è stato individuato per l’esercizio di tale diritto è un sistema di reti territoriali per l’apprendimento permanente. Reti di cui devono far parte tutti i soggetti dell’istruzione formale, scuole, università, formazione professionale, centri per l’impiego, e soprattutto i Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti. Ma anche le associazioni impegnate nell’apprendimento non formale, che abbiano adeguati e certificati requisiti, tra circoli culturali, università popolari o della Terza Età. E le rappresentanze della Regione e delle autonomie locali.
Dopo un buon avvio in Campania, come in altre regioni, che ha visto l’istituzione di un “tavolo istituzionale”, ora tutto tace. Anzi taceva, perché nei giorni scorsi si è svolto un incontro fra i Centri per l’Istruzione degli Adulti della città di Napoli, l’Auser associazione per l’invecchiamento attivo, un’associazione di volontariato e di promozione sociale che ha fra le sue attività strategiche l’apprendimento permanente, e un rappresentante delle Politiche Sociali della Regione Campania.
Con la sfida dell’apprendimento permanente si vogliono misurare i centri per l’istruzione degli adulti, superando definitivamente quel ruolo esclusivo, importante ma limitante, di strumento di recupero di anni di studio persi e titoli mancati; quel ruolo, importante ma anch’esso limitante, di fronteggiatori di emergenze come quello degli immigrati; per esercitare appieno finalmente la funzione di titolari dell’istruzione degli adulti, di tutti gli adulti, prendendone “in carico” quantità sempre più significative per soddisfarne esigenze e bisogni formativi.
E con tali sfide si misurano tante associazioni che operano e s’impegnano per rispondere alle richieste d’istruzione dei cittadini, mettendo in campo percorsi formativi significativi: con spirito e pratica di volontariato mettono a disposizione tempo, competenze e opportunità. Ci sono poi associazioni che si avventurano nel vasto mondo dei bisogni formativi inespressi per farli emergere, e che s’impegnano perché il diritto all’apprendimento sia esercitato da tutti.
È proprio il caso dell’Auser. La nostra associazione, l’Auser ha da alcuni anni un suo progetto sociale: con due scelte basilari, la centralità della persona e la centralità del territorio, “prendere in carico” le persone e contribuire a fargli esigere i loro diritti, a soddisfare le loro esigenze e bisogni anche quelli inespressi. In una logica in cui, parlando soprattutto di anziani, l’opera di protezione, che vuol dire assistenza e prevenzione, si contemperi, si sposi con la promozione: dagli stili di vita corretti, al movimento, al servizio di comunità, alla partecipazione a percorsi formativi. Per tutti, non solo per quanti frequentano i circoli culturali e le università per la Terza Età. Non può esserci per alcuni solo promozione e per altri protezione senza promozione, perché altrimenti verrebbero esclusi dall’esercizio di diritti fondamentali.
A questi buoni propositi la Regione, non a caso rappresentata nell’incontro da un funzionario delle Politiche Sociali, ha aggiunto la consapevolezza dell’urgenza di tali iniziative formative e ha ribadito l’impegno a velocizzare il percorso per la costituzione delle Reti territoriali per l’Apprendimento permanente.
Un buon segnale per il 2018!

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