Se il condominio diventa arte

Franco Buccino

(Repubblica ed. Napoli, 3 ottobre 2019)

Spaccanapoli, oltre l’incrocio di via Toledo, prende il nome di via Pasquale Scura. Il primo tratto tra Toledo e la Pignasecca è ricco di negozi. Alcuni rinomati, con qualche pretesa, vendono prodotti selezionati e più cari del popolare mercato situato a poche decine di metri. Il pescivendolo, il macellaio, il fruttivendolo, il salumiere. I palazzi sono ben tenuti, ristrutturati col progetto Sirena; il nostro al numero 8 è del ‘600, ma con un provvidenziale ascensore.

Per anni il nostro cruccio è stato quello di avere nei locali che si aprono sul cortile interno i depositi dei negozi, con delle spiacevoli conseguenze: carico e scarico, oggetti con frequenza accatastati, cancello e portone sempre aperti, estranei e più spesso i loro motocicli parcheggiati. Vari tentativi di mettere ordine sono tutti andati a vuoto.

Ci sembrava una condanna definitiva, con grande rammarico, ma poi è successo l’imprevedibile. Si è liberato il locale con il deposito più importante. Ristrutturato, o meglio riportato alla sua antica forma, dal nuovo affittuario, è diventato una galleria d’arte! Non ci sembra vero, non sappiamo se apprezzare di più il coraggio del gallerista o temerne l’incoscienza. Una galleria d’arte in piena regola, non un negozio di rigattiere come pure ce ne sono oltre Toledo lungo i Decumani. Ma una galleria con le esposizioni, con i percorsi d’arte, anche di artisti giovani, di livello internazionale, con la voglia di sperimentare e di radicarsi nel territorio.

Giuseppe, il gallerista, per tutti Shazar (che poi è il nome della galleria), comincia a far  visita alle famiglie del palazzo e poi ai negozianti. E propone a tutti di mescolare le opere degli artisti alle loro attività quotidiane, ai loro spazi, alle loro cose, ai loro dialoghi. In molti accettano, sorpresi e dubbiosi alcuni, convinti ed entusiasti altri. Comincia la collocazione delle opere, le spiegazioni, il rapporto diretto con gli artisti, l’accoglienza dei visitatori. Sul nostro terrazzino ospitiamo un’opera d’arte particolare, due disegni a china sul fondo di una specie di teglie, ricoperte d’acqua. E noi abbiamo il compito, oltre che di accogliere e intrattenere i visitatori, di tenere costante il livello dell’acqua che evapora. A tutti i piani ci sono quadri, arazzi, foto, affidati ai condomini.

Abituati a stare per fatti nostri, timorosi di visite sgradite e invadenti di abusivi di vario genere, ci ritroviamo con persone simpatiche che guardano le opere ma ammirano anche il nostro palazzo. È uno spettacolo il nostro cortile con una scultura in ghiaccio al centro, che pullula di gente rilassata, senza masserizie e motorini. Ci ritroviamo alla fine, così spesso guardinghi e a volte contrapposti, con questo denominatore comune dell’accoglienza.

Ma il bello è vedere le opere esposte nei negozi, l’interesse dei clienti, e soprattutto l’atteggiamento dei negozianti tra naturale e orgoglioso, con la consapevolezza di svolgere un ruolo attivo nel processo artistico. Anche con interventi di merito e aggiunta di dettagli utili, come fa la ragazza che cucina il pesce nello spazio attiguo alla pescheria. Il quadro rappresenta un polpo, ma ha la testa del totano; l’artista l’ho conosciuta, ho visitato il suo sito, è di Napoli, dice senza imbarazzo, mentre tiene d’occhio la frittura sul fuoco.

L’avvicinamento della gente comune all’arte, certo. Abbiamo esempi importanti: basta pensare alle stazioni della Linea 1, e a tante opere esposte in luoghi pubblici all’aperto. Ma ben più audace è il portare le opere negli spazi condominiali e nei negozi. Il grande merito dell’iniziativa è la contaminazione tra due mondi che non so perché ci sforziamo di tenere distinti e lontani: la carne e lo spirito, il negotium e l’otium, l’interesse e il disinteresse. Tra ciò che spesso ci distrae, ci incupisce, ci incattivisce, ci mal dispone verso gli altri e i rari momenti di emozioni, riflessioni, serenità interiore, di amore. Insomma, se i termini non fossero abusati, si potrebbe parlare di un buon esercizio di umanesimo integrale.

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