Covid/1- Più servizi ai deboli

Franco Buccino

Repubblica ed. Napoli, 15 giugno 2020

Parecchie associazioni di volontariato e di promozione sociale, come in tutte le situazioni difficili, si sono date da fare nei tristi mesi della pandemia. L’azione più nota, e un po’ enfatizzata, da loro compiuta, è stata quella di raccogliere e distribuire prodotti alimentari. Anche in quest’azione, ai volontari storici se ne sono aggiunti tanti nuovi, soprattutto giovani. Una delle poche cose positive durante terremoti, alluvioni, epidemie, calamità varie, è la solidarietà della gente e la voglia di dare una mano. E in tanti non dimenticano l’esperienza fatta, conservando disponibilità e impegno.

Insieme alla distribuzione dei pacchi alimentari, e di medicinali e altri beni di prima necessità, sono continuate, secondo la vocazione delle diverse associazioni, tante altre attività. La compagnia telefonica, per gli anziani vero antidoto alla solitudine, per tanti a volte vero e qualificato supporto psicologico. E, man mano, anche attività a distanza, che vedevano e vedono il coinvolgimento in contemporanea di numerose persone. I gruppi in collegamento con mail e WhatsApp hanno fatto cose egregie. Cito l’ozio creativo degli anziani Auser di Benevento: hanno scritto a più mani il romanzo progettato, il titolo è “Il tempo sospeso”; a breve sarà disponibile, stampato e su internet. O i soci della Ulten che continuano le loro “scorribande d’arte”, non più con metropolitane e autobus, ma attraverso una piattaforma digitale. Esperienze significative di riunioni online sono fatte da tante associazioni: riunioni di formazione, culturali, degli organismi statutari. Ci metterei anche le videolezioni degli alunni e degli studenti, perché spesso hanno coinvolto mamme, fratelli maggiori, zii e nonni. Un’esperienza, uno spot per future iniziative di formazione a distanza, destinate a tutti questi “accompagnatori”, per far loro esercitare il diritto e riprovare il gusto dell’apprendimento permanente.

Ma un Terzo Settore che cresce anche politicamente e ha a cuore la rappresentanza delle persone e dei loro problemi, non poteva fermarsi a un compito meramente esecutivo e sussidiario. Infatti ha provato a confrontarsi con i poteri pubblici, a livello nazionale e a livello locale, soprattutto attraverso il Forum del Terzo Settore. A dare il proprio contributo nell’elaborazione di leggi, decreti, e misure anti-Covid. A mettere in evidenza bisogni reali e impellenti. A rappresentare intere categorie di cittadini, in particolare quelle più fragili: gli anziani con il loro spesso triste destino fra solitudine e Rsa, i disabili alla spasmodica ricerca di cose fatte per loro e di tempo dedicato a loro, i bambini con bisogni, entrambi vitali, di spazi all’aria aperta e di relazioni con i coetanei.

E ha capito com’è difficile svolgere un ruolo “politico”. Come conciliare, per esempio, le esigenze e i bisogni delle associazioni, le loro spese e la loro organizzazione, con le esigenze e i bisogni dei rappresentati o “assistiti”. Come è drammaticamente complicata la domiciliarità di intere categorie e come possono, in tanti, ritrovarsi in inumane residenze alternative, tragicamente definite “case di riposo”. Come “rassegnarsi” a vedere risorse importanti andare, in una logica precedenza, verso la ripresa economica, le imprese e il mondo del lavoro.

Non è facile orientarsi e scegliere nemmeno all’interno delle stesse politiche sociali. Una cosa è avere il proprio progetto, la propria idea di Welfare, e un’altra è, in piena emergenza, a che dare la priorità o quale linea seguire. Oggi mi verrebbe da dire, con tutti i rischi di essere frainteso, che forse abbiamo fatto le scelte più facili: pacchi alimentari, piccoli sostegni economici, modeste integrazioni, rinvii di scadenze. Dando a tanta gente la fallace illusione di “farcela” meglio durante la pandemia che in tempi ordinari. Sarebbe opportuno in futuro dare, anziché contributi economici, servizi. I soldi possono arrivare alle persone sbagliate. I servizi arrivano alle persone giuste, e sono quelli che ci vogliono, quelli giusti, secondo noi, per il benessere delle persone.

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