C’è un periodo “forte” del nostro anno civile: comincia il 25 aprile, continua il 1° maggio e si conclude il 2 giugno. Ci sono in questo intervallo altre date importanti. Per me c’è il 28 maggio, anniversario della strage di Brescia, piazza della Loggia, durante una manifestazione della Cgil Scuola. E il 29, il giorno dopo, quando ci ritrovammo in piazza Duomo a Milano migliaia di lavoratori, studenti e cittadini. Era il 1974, al mio primo anno di insegnamento: giurammo un gruppo di docenti, piangendo i compagni morti, di essere antifascisti per sempre.
Non ho certo cambiato idea: non mi convinceva, e non mi convince, applicare i termini “fascista” e “antifascista” esclusivamente al periodo fascista, al “ventennio” e al giudizio che se ne dà. Quando si passa dalla contemporaneità alla storia, e la storia dà un giudizio inequivocabilmente negativo di un periodo, se ne fanno, man mano, tutti una ragione. Come giudicare diversamente la presidente del Consiglio Meloni che il 25 aprile scorso ha detto, anzi ha scritto, della “sconfitta dell’oppressione fascista”?
A breve non ci saranno più sopravvissuti del periodo fascista! Ma continueranno a esserci i fascisti. Gli ideatori ed esecutori delle stragi fasciste. Sono i fascisti che abbiamo conosciuto noi, ormai anziani, sono gli stragisti degli anni di piombo: da piazza Fontana alla stazione di Bologna, tutti di estrema destra.
Da questi l’attuale destra al governo dovrebbe prendere le distanze per sempre.
Certo negli anni di piombo c’era qualcuno di sinistra che definiva i brigatisti “compagni che sbagliano”, ma dopo che le BR assassinarono Guido Rossa, l’operaio comunista e sindacalista della Cgil, non l’ha detto più nessuno.
Dovrebbe fare la stessa cosa l’estrema destra al governo, e non essere equivoca come continua a fare con le sue “tiepidezze” su autori e mandanti delle stragi, su casa Pound che assalta la Cgil, su alcuni personaggi che ha inserito nelle istituzioni, facendole scadere, o con proposte di legge elettorale truffa. Al netto della normale dialettica politica.
Ci siamo chiesti tante volte se i nostri padri costituenti hanno fatto bene ad amnistiare nel 1946 i colpevoli di reati politici. Probabilmente sì, hanno fatto bene rispetto all’obiettivo della pacificazione nazionale, ma con troppa fiducia nella nuova classe dirigente: come se potesse essere formata solo da ex-partigiani e non anche da ex-fascisti. E infatti non sembra che abbia funzionato la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione!
Ma è ancora possibile una vera pacificazione nazionale e, soprattutto, ha ancora un senso? Credo di sì; con qualche modifica per come si è proceduto in tutti questi anni. Ci vorrebbe maggiore severità su rigurgiti di fascismo, una chiusura netta a ogni tentativo di equiparare, contro il giudizio della storia, vincitori e vinti, democrazia e dittatura.
L’affrancatura dal fascismo ad opera della destra oggi al governo forse la rafforzerebbe, di sicuro costringerebbe, destra e sinistra, a misurarsi su temi sociali, economici e culturali, e a sottoporre al giudizio degli elettori i loro programmi. Secondo, appunto, una normale dialettica politica.