Franco Buccino
L’anno scolastico è un anno corto. Nelle scuole le ultime settimane di maggio e la prima di giugno sono tradizionalmente dedicate alle interrogazioni. E man mano che adempiono a quest’impegno, i ragazzi “si ritirano”. Anche perché non “si spiega” più, i programmi vanno in stand-by. Per avere di nuovo tutti i docenti in cattedra e un orario completo e definitivo bisogna attendere i primi di ottobre. Sì, ci sono esami, scrutini, aggiornamento, programmazione, e le infinite operazioni burocratiche. Ma la maggioranza di alunni e studenti passano quattro mesi e più senza scuola.
Oggettivamente troppi. Lo riconosce lo stesso Ministro, e le Regioni, gli Enti Locali, il Terzo Settore. Che provano a tenere le scuole aperte d’estate: con finanziamenti, bandi e progetti. Modesti i risultati, e i progetti, se si fanno, riguardano un numero risibile di ragazzi. In ogni caso non è più la scuola a farli. Anche se le sedi dei progetti estivi, a parte i campi scuola, sono quasi sempre gli edifici scolastici. Le scuole perdono la titolarità della formazione dei pochi ragazzi che frequentano le attività dei progetti, e di tutti gli altri, per poi riprenderla a ottobre…
Che fanno i ragazzi in questi mesi di scuole chiuse? Avendo come qualifica solo quella di studenti, diventano invisibili. Riemergono per fatti di cronaca, spesso nera, perfino handicappati rifiutati ai lidi. Fanno le vacanze a mare con la famiglia, pochi fortunati vanno all’estero con amici. Ma, il resto, stanno per strada, dove apprendono tante cose e fanno amicizie fuori della cerchia familiare, qualche volta pericolose.
Insomma, i ragazzi in questi quattro mesi regrediscono, in gran parte, sul piano dell’apprendimento e delle competenze, su esercizio e metodo di studio; i ragazzi difficili rischiano di perdersi definitivamente; i disabili scompaiono.
Tutti siamo consapevoli dei grossi rischi che corrono, ma non siamo in grado di trovare una soluzione. Pur avendo a disposizione: edifici, aule e spazi; docenti e personale ata, rispettando orari di lavoro e turni di ferie. Ci sarebbe spazio per il recupero, gli approfondimenti, la sperimentazione didattica. O, più realisticamente, un maggior numero di giorni a disposizione, un anno scolastico meno corto.
Passando ai problemi da risolvere, vorrei ricordare le scuole ai tempi del covid, quando bastava tenerle chiuse, ipocritamente, per risolvere problemi di contagio, ma senza nessun “risarcimento” ai ragazzi. Tenere a scuola i ragazzi per più tempo, costa. Non possiamo fare economie sulla loro formazione e sulla qualità della loro vita attuale.
Cominciamo dal caldo estivo. L’aria condizionata non è più un lusso, così come non lo è il riscaldamento. Climatizzare le scuole, come le case, i luoghi di lavoro, i mezzi di trasporto, gli uffici pubblici. Sarebbe ora!
Potrebbero comunque già partire corsi estivi a scuola: un misto equilibrato di recuperi, approfondimenti e soprattutto libere attività. Gruppi di studenti che non siano necessariamente la classe. Con docenti anche di altre sezioni. Sia i genitori che i docenti e il restante personale scelgono i periodi di impegno estivo a scuola fuori dalle proprie ferie.
Sarebbe una bella cosa: nello stesso tempo avere più tempo, un anno scolastico meno corto e una scuola meno arcigna, che non chiude i battenti e in cui i ragazzi possono essere un po’ più protagonisti.