I giovani chiedono di essere protagonisti

I GIOVANI CHIEDONO DI ESSERE PROTAGONISTI
Franco Buccino
REPUBBLICA ED. NAPOLI 15 OTTOBRE 2025
Stamattina ho incrociato due capannelli di studenti. Discorsi inequivocabili: in uno “organizziamo un’assemblea straordinaria d’istituto”, nell’altro “perfino oggi, il grande giorno, Andrea fa tardi!”. Si occupano le scuole fuori stagione, come capita a volte al miracolo di san Gennaro. Per fatti straordinari! Non si rassegnano, questi ragazzi, a che le missioni delle flottiglie siano derubricate a crociere, che i tg della tv di stato nei servizi sulle manifestazioni pro-Palestina, che hanno visto la loro partecipazione massiccia e decisa, aprano con le solite violenze dei soliti immancabili facinorosi e malavitosi: quattro gatti rispetto alle centinaia di migliaia di persone presenti. Sono pronti a testimoniarlo! Non si rassegnano a che si vietino lezioni “unilaterali”, a parlare di Gaza in classe senza contraddittorio. “E pensare che mancano i settantamila morti che non possono più parlare” dicono con la loro irruenza. E allora occupano le scuole. Non si preoccupano che Valditara, in sintonia con Salvini, faccia non solo pagare eventuali danni nell’occupazione, ma possa richiedere, a scanso di equivoci, una congrua cauzione!
Le occupazioni delle scuole, oltre ad essere un’ottima occasione ad esprimere gli studenti il loro esserci, a fare esperienza di democrazia, servono a dire il loro punto di vista sugli argomenti, sui problemi più attuali, a schierarsi, a pretendere il loro futuro. Più che occupazione, parlerei di riappropriazione, di recupero del ruolo di protagonisti della scuola, ruolo che gli è stato scippato, oggi ancora più di ieri.
E su queste loro “pretese” interrogano e coinvolgono noi, che siamo genitori, insegnanti, cittadini. Tanti genitori degli studenti dei licei occupati hanno idee molto diverse dai figli, altri seguono acriticamente quello che gli propina la tv. In questa occasione magari si riprendono dialoghi troppo presto interrotti. E scoprono che il figlio, la figlia, è cresciuto, ragiona da adulto, e scoprono, finalmente, che il futuro dei figli non è il loro futuro con un orizzonte così limitato.
Anche i professori, almeno quelli più seri, che vivono con più intensità la loro professione, scoprono aspetti della personalità, del carattere dei loro allievi, che ignoravano, che scompare nelle dinamiche ordinarie della vita scolastica perché in esse prevale lo stare a distanza, il tenere a distanza. E scoprono tanti limiti nella loro azione educativa e didattica.
E noi che siamo fuori da queste categorie, i cittadini, ondeggiamo tra sentimenti e atteggiamenti contraddittori, tra severità e indulgenza, spesso lontani dal desiderio, o meglio dal dovere di capirli, di conoscerli. Dipendiamo spesso da quello che ci dice la televisione. Attenti agli episodi negativi, ai luoghi comuni. Poco attenti alle cose belle che fanno, magari un po’ invidiosi.
Tutte queste categorie in teoria sostengono che i ragazzi sono la cosa più importante, ma nella pratica se lo dimenticano. E non meraviglia che le istituzioni, i governi, la politica facciano lo stesso. Lo abbiamo visto col Covid e nel dopo-Covid, nella facilità con cui provvedimenti vengono contrabbandati per riforme senza neppure il consenso, il parere, del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, per l’aspetto decisamente punitivo delle varie “novità” su condotta e simili. Ci si illude così di dare serietà alla scuola, di ridare dignità ai docenti; si continua in realtà a non interessarsi dei ragazzi e dei loro problemi, di quello che pensano e di quello che vogliono. Sono decisamente la categoria più bistrattata.
Oggi, mentre mi trovavo in pizzeria, per televisione abbiamo visto nel tg regionale un servizio in cui dei ragazzi facevano delle domande al ministro Valditara, presente a Napoli, sull’Intelligenza Artificiale. E mentre il ministro rispondeva con la solita enfasi, il pizzaiolo ha detto: “Ma non potrebbe servirsi dell’IA per capirli, questi ragazzi?”

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