Mentre siamo testimoni di episodi di criminalità che vedono sempre più coinvolti, protagonisti, minori e giovanissimi, soprattutto a Napoli e in Campania, arriva la notizia che finalmente la dispersione scolastica è scesa sotto il 10%.
Una bella notizia, ma in palese contraddizione con la precedente! Il merito se l’è preso il Ministro dell’Istruzione e del merito, appunto. In realtà il calo della dispersione scolastica procede da almeno sette anni, di pari passo con il calo della popolazione. Parlare dell’Agenda Sud o del decreto Caivano come risolutori del problema, mi sembra francamente eccessivo.
Ma, allora, verrebbe da dire, se la dispersione è sotto controllo, perché nelle scuole le cose non vanno meglio? Noi che per anni, elencando i problemi della scuola, partivamo dall’abbandono e dalla dispersione, pure abbiamo fatto in tempo a renderci conto di tutta un’altra serie di questioni: intanto la discontinuità nella frequenza, e poi la povertà educativa, i modesti risultati della maggioranza di alunni e studenti nell’indifferenza del sistema. E ancora l’assenza di riforme adeguate e relativi finanziamenti strutturali, i limiti dei progetti, dai più semplici a quelli faraonici, progetti che finiscono presto e perciò, anche quando sono fatti bene, poco incidono sull’offerta formativa.
Quel che vale dappertutto, vale ancora di più nelle periferie della città, in quartieri degradati del centro, nella cintura della città metropolitana, nelle piazze di spaccio, nelle roccaforti della malavita organizzata. Dove le scuole, in genere, al posto di essere rafforzate vengono indebolite: con fusioni e accorpamenti “ragionieristici”, con organici e strutture inadeguate, con mobilità esagerata del personale, con l’estrema rigidità dell’organizzazione, con moduli abbreviati di scuola proprio per i ragazzi che, invece, avrebbero bisogno di più tempo scuola.
Non stupisce allora che i modelli, di comportamenti e di valori, vengano presi dai ragazzi fuori della scuola: violenza, coltelli, pistole. E perfino importati nelle scuole, magari rivolti contro gli insegnanti!
Come nell’ultimo episodio della professoressa di francese accoltellata a Bergamo. E qui abbiamo potuto vedere l’enorme differenza di valutazione tra i responsabili dell’amministrazione e della politica scolastica e gli operatori scolastici, la scuola militante. Il Ministro che dice:” Approvare rapidamente norme contro la criminalità giovanile” e l’insegnante che scrive dall’ospedale: “Questa ferita non deve diventare un muro, ma un ponte: verso una scuola più attenta, verso una comunità più unita, verso un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi, soprattutto quelli che fanno più fatica, come magari, quello che mi ha colpito”. Come non ricordare le parole di Romano Luperini, scomparso di recente: “Cari insegnanti, la Costituzione vi chiede di formare dei cittadini, non dei consumatori o dei produttori”.
Due settimane fa si sono svolti a Ponticelli i funerali di Fabio Ascione, un ragazzo ucciso mentre tornava a casa dopo un turno notturno di lavoro. Le circostanze devono essere ancora ben definite, ma una cosa è stata chiara da subito: Fabio era un bravo ragazzo, vittima innocente delle lotte, degli scontri, dei raid di bande criminali di camorra. Come tanti, come tanti cittadini perbene di Ponticelli. La “zona orientale di Napoli” la chiamano con qualche aria di sufficienza gli speaker dei notiziari. A Fabio, con una certa precipitazione, avevano vietato i funerali per motivi di ordine pubblico. Ma per motivi di “ordine civico”, per un plebiscito popolare li hanno subito autorizzati.
Il Vescovo di Napoli, il nostro Vescovo, durante il rito, ha saputo consolare e spronare i tanti ragazzi di Ponticelli, in lacrime e disorientati, ma parlare anche con chiarezza alle autorità e ai cittadini: “Napoli deve avere il coraggio di guardarsi allo specchio. Non possiamo più raccontarci che sono fatalità. Che sono coincidenze… Avere il coraggio di una parola netta: Basta! Basta con l’assuefazione. Basta con i copioni già scritti. Il vero scandalo non è solo la violenza, è abituarsi alla violenza… Serve una conversione, una conversione vera. Un cambio di passo che coinvolga tutti: istituzioni, scuola, famiglie, Chiesa, associazioni”.