POLITICHE ABITATIVE PER GLI ANZIANI

Franco Buccino

 (da Repubblica ed. Napoli 28/02/2014 pag.XIII)

Di case di riposo trasformate in luoghi di sevizie e maltrattamenti, se non in case dell’orrore, leggiamo spesso sulle pagine di cronaca. Ogni volta ci indigniamo e pensiamo che invecchiare a casa propria è meglio. L’incontro quotidiano con le proprie cose e la possibilità di mantenere vive le relazioni interpersonali alimentano nell’anziano l’identità e ne favoriscono il benessere. D’altra parte, il progressivo invecchiamento della popolazione imporrà, comunque, che un numero sempre più elevato di anziani debba rimanere a casa propria. Bisogna metter mano, quindi, con urgenza, a serie e concrete politiche abitative per gli anziani. Che prevedano interventi strutturali sulle abitazioni, sulla stessa organizzazione dei centri urbani, sulle strutture che possono agevolare il sistema di socializzazione.

Adeguare la propria casa significa rendere più fruibili gli spazi e eliminare le principali barriere architettoniche: la vasca da bagno di difficile accesso, dislivelli e porte strette tra le stanze, solo scale e mancanza di ascensore nel palazzo, ecc. Significa applicare alla casa tecnologie e attrezzature: telecomandi per porte e finestre, il videocitofono che fa vedere chi bussa al portone, sensori del gas, spegnimento automatico di fornelli lasciati accesi e del riscaldamento, dispositivi antintrusione, una centralina-computer che accende la caldaia quando si torna o innaffia le piante o fa altre operazioni che l’anziano non può fare o che comincia a dimenticare, gli SOS telefonici che lanciano un allarme premendo solo un pulsante, strumenti vari di telesoccorso e telemedicina, internet, posta elettronica e  social network.

L’anziano che ha la casa grande può modificare il proprio alloggio, creando unità abitative autonome e accessibili, da dare a parenti, amici, personale di assistenza, in cambio di aiuto e sostegno; può affittare stanze ad altri, per esempio studenti universitari, per ricavarne un contributo nelle spese quotidiane; o, più semplicemente, può condividere l’appartamento con altre persone mature creando spazi comuni. Magari occorre che non si esageri con le tasse sulla casa, almeno per quelli come lui. Se, andando avanti negli anni, si vede che non esistono le condizioni per rendere accessibile la propria abitazione o per condividerla con altri, dovrebbero esserci disponibili soluzioni abitative alternative. Si possono ristrutturare edifici residenziali (ad es. le vecchie case di riposo) e non residenziali edifici dismessi o sotto utilizzati), per realizzare soluzioni abitative più amichevoli, accessibili anche ad anziani e persone con diverse forme di fragilità. (Ci sono le soluzioni abitative in cohousing: una forma per cui gli occupanti di alloggi utilizzano spazi e servizi comuni. Per gli alloggi sociali agli anziani si può favorire il cohousing con incentivi o con il diritto  i prelazione.)

Ambienti abitativi adeguati e sicuri sono indispensabili, ma purtroppo non sufficienti. Tanti anziani vivono nella propria abitazione da soli, e la solitudine costituisce una delle cause principali del decadimento fisico e psichico delle persone in età avanzata. Accanto a una casa comoda e confortevole occorre allora costruire un sistema di azioni e servizi di sostegno all’ambiente di vita quotidiano, che metta in grado le persone anziane di essere inserite nella vita attiva della comunità, anche quando le capacità fisiche vengono meno. Le reti istituzionali, gli operatori professionali, il volontariato e l’associazionismo territoriale devono attivare iniziative di coinvolgimento culturale e relazionale nella vita del quartiere e della comunità(; azioni di supporto nella gestione della vita quotidiana; interventi di assistenza a domicilio rivolti alle persone anziane autosufficienti e non). Senza dimenticare che dovremmo essere tutti impegnati a contrastare la solitudine degli anziani, ricorrendo magari all’antica pratica del buon vicinato.

(In conclusione. Con una buona dose di ipocrisia, ci sdegniamo quando si scopre una casa di riposo lager, o ci vergogniamo quando un anziano viene ritrovato morto in casa dopo un mese, perché nessuno l’ha cercato prima. Proviamo piuttosto, concretamente, investendo risorse, a trovare soluzioni abitative per gli anziani e per il loro benessere.)

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