LA PARTECIPAZIONE NEL TERZO SETTORE

Franco Buccino
(Repubblica ed. Napoli, 29 maggio 2015)
L’intervento sul Terzo settore, che ho fatto su queste pagine qualche giorno fa, ha diviso nella valutazione. Un discreto numero ha colto il messaggio che volevo trasmettere: il Terzo settore, coeso e solidale, deve avere una forte rappresentanza unitaria, anche per un suo maggior peso ai “tavoli” dove si decidono le politiche sociali. Ma un bel numero è rimasto contrariato, soprattutto per l’aver raccolto lo sfogo di un disabile, il quale lamentandosi dei limiti e delle carenze dell’assistenza domiciliare, ha detto che si sente un “pacco”, un giorno tirato su e un altro giorno riposto giù. L’aver riportato lo sfogo del disabile è una mia scelta, con la quale non volevo certo dare un giudizio negativo sulle cooperative. Non è possibile, perché la cooperazione la considero capofila della cordata, che vede anche volontariato, promozione sociale e tanti cittadini attivi, nella scalata alla vetta dei diritti delle persone.
Il fatto è che il “pacco” mi sembrava un’adeguata rappresentazione, plastica e drammatica, della “passività”, “oggettività”, insomma marginalità, non solo degli “assistiti”, ma di quasi tutti i destinatari delle attività messe in essere nel Terzo settore. E difatti gli assistiti vorrebbero e dovrebbero avere maggior voce in capitolo rispetto alle loro esigenze, rispetto alle modalità di svolgimento dell’assistenza domiciliare, rispetto alla stesura dei piani di politiche sociali, rispetto alle “concertazioni”. Ma anche chi frequenta le università popolari, della terza età, i circoli culturali, chi partecipa alle iniziative di turismo sociale, chi trascorre ore nelle attività di socializzazione, nei centri sociali, nelle gare sportive amatoriali, e chi si ferma alla qualifica di semplice volontario e dedica parte del suo tempo all’assistenza alla persona, al volontariato di comunità, chiunque si associa ad altri, tutti vogliono e debbono avere un ruolo e una funzione da protagonisti o co-protagonisti nelle attività in cui sono coinvolti. Le associazioni del Terzo settore, di queste istanze espresse o inespresse, dovrebbero sempre e comunque tener conto. Del resto statuti, regolamenti e carte dei valori delle organizzazioni del Terzo settore, per esempio dei consorzi delle cooperative più importanti, si prefiggono, tra l’altro, “la crescita di esperienze e forme di partecipazione attiva dei cittadini”.
Quindi non solo dobbiamo provare a stare meglio insieme e più in sintonia, in Campania, cooperazione, volontariato e promozione sociale, ma dobbiamo anche essere capaci di dare spazio e coinvolgere assistiti, utenti, destinatari delle attività, cittadini. Tutti insieme riusciremo ad esprimere una rappresentanza in grado di rompere antiche alleanze che le giunte regionali hanno sempre instaurato separatamente con diversi soggetti per indebolire il fronte unitario del nostro mondo; in grado di eliminare storici equivoci sulla presenza ai “tavoli”; fino a condizionare le politiche sociali della nostra Regione. Non con la forza delle lobby, ma con la partecipazione democratica.

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