Scuola. Ristori anche agli studenti

Franco Buccino

REPUBBLICA ED. NAPOLI 19 APRILE 2021

Con la conclusione delle vacanze pasquali, tradizionalmente, comincia una fase dell’anno scolastico a dir poco caotica. Parti importanti dei programmi ancora da svolgere, interrogazioni sempre più incalzanti, la gita di fine anno, e poi scrutini, esami, promossi, bocciati, rimandati con uno o più “debiti”. Sembra impossibile, e però miracolosamente si porta a termine tutto.

O meglio, si portava. Perché la pandemia, tra l’altro, ha stravolto i ritmi e i tempi della scuola. Sono scomparse, o quasi, le occupazioni, le gite, le visite didattiche, le interrogazioni fuori aula in “confessionali” di fortuna, e spesso anche le ore di lezione, almeno quelle in presenza. Già l’abbiamo visto lo scorso anno. E ora si replica. Con una aggravante: in tante regioni del centro nord si sono ridotte le ore di lezione in presenza. Da noi non è cambiato quasi niente: poche erano, pochissime sono diventate.

Ci sono vistose carenze della scuola, del tempo scuola, del sistema scuola, che riguardano le opportunità di apprendimento, le occasioni di rafforzamento o di recupero, i laboratori e le attività integrative, perfino la socializzazione e il tempo libero. Si sta diffondendo il timore che quest’anno si svilupperà un forte contenzioso tra quanti saranno colpiti da bocciature o “debiti” e le scuole.

Diciamocelo con franchezza: il ricorso è temuto dalle scuole. Non tanto nel merito, perché il giudizio del consiglio di classe è difficile da ribaltare, quanto per gli aspetti burocratici e relativi adempimenti in capo ai componenti del consiglio stesso. Nel merito invece, in verità, il ricorso dovrebbero farlo tutti gli alunni e studenti: bocciati, promossi e rimandati. Per le privazioni che hanno subito quest’anno e il precedente. E non certo fare il ricorso contro i docenti, e neppure contro la singola scuola. Lo farei contro chi ha deciso con superficialità per chiusure generalizzate. Contro chi ha diffuso dati generici o non veritieri, come Regioni ed Enti Locali. Contro la solita inadeguata amministrazione scolastica, che in questa fase, al posto di vergognarsi per il fallimento della sua azione e per le sue responsabilità, sta pensando di “chiudere un difficile anno scolastico” senza contenzioso, con le solite circolari contraddittorie e di difficile lettura.

A me , come a tanti altri, è capitato di invitare le persone, i genitori, gli studenti, i docenti, un po’ a rassegnarsi per questa pandemia, a capire perché si chiudevano le scuole, a non radicalizzare le proteste contro la dad, che comunque è uno strumento in mano alla scuola. A invogliare i compagni a sostenere il ragazzo disabile in presenza (magari proprio quel disabile tante volte allontanato dall’aula e dai compagni!). Non è stato facile dire cose in cui non si credeva, e però lo scopo era ed è quello di pretendere per questi ragazzi, tutti, dei recuperi sostanziali di gran parte di quello che hanno perso.

È tempo di ristori. Per tutte le categorie. Anche se ci saranno delle furbate, anche se magari non si riuscirà a bloccare la chiusura di tante attività e il licenziamento di tante persone, quando finirà la cassa integrazione. Anche se la ripartenza sarà, in ogni caso, dura e dolorosa. Perché non pensare, allora, a ristori per i nostri studenti, i nostri alunni, che hanno “perso” due anni di scuola? Bocciati e promossi. Ristori con quote individuali e variabili: più consistenti per i ragazzi  che frequentavano una scuola già povera e carente di tempo scuola, spazi e laboratori, prima che chiudesse.

Io credo che su questo ”ricorso collettivo”, su questo piano di “ristori” per i nostri alunni, figli e nipoti, ci sarebbe un consenso e un sostegno, e una capacità di mobilitazione dell’intera nazione.

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