SE L’INVALSI SI APPLICA IN PIENA AUTONOMIA SCOLASTICA

Franco Buccino
REPUBBLICA ed.NAPOLI, 26 luglio 2021
Prima di archiviare definitivamente i dati Invalsi sui risultati degli alunni, occorre fare qualche riflessione proprio sull’Invalsi, che continua a tranciare giudizi sulla scuola, i suoi operatori e gli studenti. Mentre sono da mettere sotto osservazione proprio l’istituto di valutazione e il suo committente, il Ministero della Pubblica Istruzione. Soprattutto in vista di una ripresa non facile.
Forse non c’era bisogno dell’Invalsi per sapere che con la pandemia le cose nella scuola sono peggiorate: è aumentata la dispersione scolastica, sono divenuti più scadenti i risultati degli alunni. Soprattutto al Sud, anche se ci sono diversi Sud, con la Puglia che si piazza meglio delle altre regioni meridionali, ecc.
Lo sapevamo e lo sappiamo già. Certo è sicuramente utile avere dati aggiornati, territorio per territorio. Questi dati vengono passati al Ministero, che li diffonde. E così esce fuori che le responsabilità sono della pandemia, e poi delle scuole e degli insegnanti. Qualche ministro dell’istruzione di qualche decennio fa si impegnava a mettere “sotto aggiornamento” gli insegnanti del Sud per colmare il divario. E non sapeva che una buona parte di inseganti passa dal Nord al Sud.
La verità è che questa analisi è falsa, comunque monca; è strumentale e serve all’Invalsi per assolversi e giustificare la sua esistenza. Al Ministro dell’Istruzione e ai vertici del Ministero serve per adottare “nuovi piani” e soprattutto per legittimare la gestione autoritaria delle scuole e per non cambiare niente della sua organizzazione.
Il punto di partenza, al solito, è l’autonomia delle scuole, che quasi nessuno vuole, spesso neanche le scuole stesse. Il ministero poi se ne serve solo per scaricare addosso a loro tutto quello che lui stesso non riesce a fare.
Applichiamo l’autonomia scolastica alla valutazione del sistema scolastico. Per esempio, dai dati accuratamente ricavati e certificati dall’Invalsi esce fuori che nella scuola x gli studenti hanno risultati al di sotto della media, tutte le classi o solo alcune, in matematica. I destinatari dei dati, la stessa scuola e il ministero, devono, la scuola decidere per quelle classi più ore di matematica, eventuale aggiornamento dei loro docenti, il ministero aumentare l’organico dei docenti di matematica della scuola, l’Invalsi tenere il tutto sotto osservazione con opportune verifiche. E, poiché di sicuro gli stessi problemi riguardano più scuole, è evidente che si dovrà procedere per reti di scuole.
Insomma, i risultati forniti dall’Invalsi, soprattutto quelli insoddisfacenti, devono significare un lavoro complesso per singola scuola, reti di scuole, e ministero: aggiornamento docenti, nuova organizzazione oraria, più organico di docenti ed eventuale altro personale. Anche per l’Invalsi un lavoro più da operatori scolastici che da giudici.
Costerebbe troppo? Se l’organizzazione scolastica rimane la stessa la risposta è sì, e non sarebbero neanche garantiti i risultati. Se invece si procede con l’autonomia scolastica, se si ha il coraggio di completarla e di praticarla, allora le cose di sicuro andranno meglio, molto meglio. Organico d’istituto maggiorato e/o flessibile, moduli orari variabili, lavoro in rete per le scuole, piani di aggiornamento, organi interni delle scuole sul fronte della valutazione d’istituto.
Comunque si spenderebbe troppo, diranno in molti. Non credo. Pensate che in tanti anni l’Amministrazione Scolastica nonostante i vistosi e frequenti tagli agli organici, non è mai riuscita a risparmiare sulla spesa per il personale. Non è mai riuscita, né ne ha mai avuto veramente voglia, a intervenire sulla spesa delle supplenze del personale. Per una responsabilità, quasi collettiva, si è preferito contenere il numero degli immessi in ruolo ed eccedere nella nomina di supplenti. Contribuendo ad alimentare il precariato. Non si è mai messo mano a un organico d’istituto che, tra l’altro, vincolasse il docente alla scuola. Ogni anno l’Amministrazione mette mano, spendendo tempo e risorse, a trasferimenti, assegnazioni, comandi d’ogni tipo, a discapito del funzionamento delle scuole. Sembrano operazioni a vantaggio dei precari, e invece li condanniamo a una pena che spesso dura anni interminabili.
Insomma, una piena attuazione dell’autonomia scolastica ci permetterebbe di affrontare diversamente e in modo più efficace il tema cruciale della valutazione degli alunni e studenti, e soprattutto di far avere loro risultati migliori. Scuole autonome, Invalsi e Amministrazione Scolastica, finalmente alla pari, potrebbero gestire il sistema scolastico, misurare e valutare l’apprendimento degli alunni. Assumendosi ognuno le proprie responsabilità. Ne uscirebbe meglio anche l’Invalsi che ogni anno “va per bastonare e torna bastonata”.

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