L’anno scolastico che comincia

Franco Buccino

Mia nonna ci raccontava, quando eravamo piccolissimi, una storia. Un tale va in una trattoria e mangia. Quando gli viene presentato il conto, con decisione lo contesta. La verità è che ha speso quattro soldi, ma in tasca ne ha solo tre. Allora comincia il dialogo con l’oste. “I soldi spesi sono tre. Un di minè, un di pan e un di vin”. “E il cotechin?” risponde l’altro. “Allora: un di cotechin, un di minè e un di pan”. “E il vin?”. “Un di vin, un di cotechin e un di minè”. “E il pan?”. “Un di pan, un di vin e un di cotechin”. “E la minè?”.                                                                                                 E la filastrocca procedeva all’infinito, in una grande confusione, con i nostri interventi che si accavallavano.

Sembra il dialogo di queste settimane sulla scuola. Perché ricominci, manca sempre qualcosa. Manca la soluzione di uno dei problemi, anzi di una serie di problemi.

Si era partiti, a giugno, con una certezza: tutti in presenza, addio alla didattica a distanza. E nell’eccesso di euforia, non solo si mandava sbrigativamente in soffitta la dad, trascurando quello che ha di buono, ma si prendeva impegni, a cominciare dal ministro, sull’eliminazione delle classi pollaio.

Ora, per chi conosce un po’ la scuola, le classi pollaio e il loro opposto, le classi invisibili, sono un problema serio, che contribuisce a bloccare ogni tipo di riforma, a cominciare dall’autonomia.

E dopo le classi pollaio, gli altri problemi irrisolti, i trasporti, gli spazi, l’organico aggiuntivo, le operazioni di nomina dei supplenti. E l’aerazione delle aule! Avete capito bene. Per un po’ di tempo ha tenuto banco il problema dell’aerazione. Macchine non troppo (?) costose per il ricambio dell’aria. Fino a che qualcuno ha detto:  se metto una macchina in ognuna delle cinquanta aule della mia scuola, il contatore regge? Poi qualche altro timidamente ha aggiunto: e se provassimo ad aprire un po’ la finestra? E non se ne parlò più. Ci bastano i banchi con le ruote.

Ma i vaccini? Se non raggiungiamo una percentuale adeguata, non si garantisce niente, tuona De Luca! Dai dodicenni in su si dovrebbero, si debbono vaccinare. Altrimenti capiterà che porteranno in giro un po’ di virus. Allora che facciamo? Teniamo in conto ancora didattica a distanza e chiusure… Che delusione!

Non mi pare che ci comportiamo bene con i nostri ragazzi. Così come ci stiamo comportando male con gli anziani. Nelle residenze, si dice, sono stati abbattuti decessi e contagi. Sì, tenendo gli anziani ancora più soli ed esclusi.

Per il loro bene: diciamo con tanta ipocrisia! Rischiamo di fare la stessa cosa anche con i ragazzi. Anziani sepolti vivi e ragazzi senza futuro. Senza neanche risolvere il problema del Covid.

Quest’estate, abbiamo assistito con totale indifferenza all’arrivo dei turisti, dei vacanzieri, in Sicilia, Sardegna e in tante località, soprattutto del Sud. Non abbiamo battuto ciglio alle notizie della diffusione del virus in queste zone, che si accingono a cambiare colore, all’aumento dei ricoveri (dicono che il Cotugno è pieno). Addirittura qualcuno ha diffuso la voce, nei mesi scorsi, che si rifiutavano ricoveri “ordinari” in alcuni ospedali per avere quantità di posti disponibili, e in tal modo evitare misure restrittive.

Forse è stato giusto salvare la “stagione”, l’economia. Correre dei rischi e pagarne le conseguenze. Ma dobbiamo salvare con la stessa determinazione l’anno scolastico appena cominciato. Parliamo di persone, di studenti, i nostri figli e nipoti, la loro formazione e istruzione, il loro e il nostro futuro!

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