Franco Buccino
E così, dopo il Sindaco, ha “capitolato” anche la soprintendente al paesaggio: le pedane si metteranno più o meno fisse tra cittadini, turisti e il paesaggio. Per i bagni a mare si vedrà.
Per circa vent’anni il mio percorso mattutino iniziava all’incrocio di via Toledo con Spaccanapoli. Attraversava piazza Plebiscito fino al mare e raggiungeva, facendo tutto il lungomare, largo Sermoneta.
All’inizio tutto filava liscio: era uno spettacolo vedere decine e decine di corridori e marciatori, che, come tartarughine, raggiungevano finalmente il mare. E si sparpagliavano, si incrociavano e si ricostituivano in gruppi diversi. C’era spazio per tutti, dai professionisti a giovanissimi, da maratoneti a semplici passeggiatori. Tutti nell’incanto del golfo.
Poi si cominciò, come nel resto della città, a occupare spazi pubblici, a inserire strutture sempre più ingombranti, che ci costringevano a scendere dai marciapiedi. E soprattutto fu preso di mira il tratto di lungomare da noi preferito, quello da piazza Vittoria al Consolato americano. Cominciarono eventi, importanti e partecipati certo, ma in cui non era importante il mare, il paesaggio, spesso nascosto dagli stands. Ne soffrivamo molto noi, perché oltre la durata dell’evento di turno, c’erano i giorni di montaggio e quelli, molto più lenti, dello smontaggio. E costretti a deviare. Avevamo imparato a riconoscere alcuni degli operai che indicavano i percorsi alternativi. Chissà perché erano sempre le stesse imprese. Poi, per fortuna, in tempi più recenti, il grosso degli eventi si è spostato nella Mostra d’Oltremare.
Le pedane vanno benissimo per il tempo strettamente necessario; lasciarle in modo permanente, o quasi, deturpano il lungomare, tolgono a cittadini e turisti il diritto di godere di un paesaggio unico. Senza dire poi quali problemi queste costruzioni possono causare. Pensate ai costi, alla manutenzione, alla vigilanza. Considerate “l’indotto” che ne deriverebbe: bar, posti di ristoro, vendite di gadget, e poi gli eterni abusivi. E non dimentichiamo il richiamo per la malavita e, ahimè, per la delinquenza giovanile.
Mi permetto di invitare tutti a pensarci bene; sono sicuro di interpretare il punto di vista dei cittadini, non quello degli “interessati”.
In particolare, invito la sovrintendente a opporsi a questo scempio. Sarebbe la prima volta che un’istituzione pubblica toglie o riduce il diritto ai cittadini, per riservarlo a pochi fortunati. E’ come se a cinema o a teatro le file di poltrone fossero a salire anziché a scendere: vedrebbero bene solo quelli delle prime file.