Franco Buccino
Si sono accavallati, in così breve tempo, fatti, episodi, discussioni riguardo alla scuola e ai suoi “abitanti”, gli studenti. Mentre sembrava un pezzo marginale nella campagna elettorale, di fatto avviata, si è ritrovata, invece, una protagonista assieme ai ragazzi. Quelli che partecipano ai cortei del sabato, qualcuno ai disordini, anche agli atti vandalici. (Poi si scopre che ci sono tanti minori, di undici dodici anni, e diventa problematico il progetto di costruire più carceri per ragazzi). Quelli del disagio giovanile, quelli protagonisti di episodi di cronaca nera, quelli autori e vittime di accoltellamenti.
Ma, i ragazzi e il loro rapporto con la scuola? Stanno scegliendo l’occupazione degli istituti. Lo trovo giusto, per i problemi antichi e ancora più drammatici della scuola, ma anche interessante per quello che possono fare in queste circostanze: per maturare scelte, per confrontarsi, senza doversi difendere con i denti davanti a vecchi marpioni dell’informazione che li aggrediscono senza ritegno e senza nessun’etica negli studi televisivi. Forse dovremmo occuparle anche noi, le scuole, rispettando l’autonomia degli studenti, per capire e farci capire.
L’altro giorno ho letto sull’edizione napoletana di Repubblica che il liceo Mazzini, occupato, è stato vittima di un raid di teppisti che hanno stracciato libri e fatto molti danni.
Mi lega al liceo Mazzini, allora istituto magistrale, il ricordo di un episodio accaduto durante gli esami di stato di circa cinquant’anni fa e che c’entra un po’ con l’argomento. Ero commissario d’Italiano, leggendo i temi dei ragazzi mi colpì uno in particolare, colpì me e la collega di Latino, la prof. Rinonapoli. Era ben scritto e mostrava notevoli capacità di analisi e riflessioni lucide e pertinenti. Ricordo bene il ragazzo e il suo cognome: non lo dico solo perché è quello di famosi autori e attori napoletani, il che potrebbe ingenerare confusione. Il giorno dopo cominciò un andirivieni di ispettori centrali e periferici del Ministero. I quali in buona sostanza ci dissero che il ragazzo andava bocciato perché nel corso dell’anno aveva offeso la Preside. Per qualche paura non avevano preso i provvedimenti dovuti. Le prove d’esame del ragazzo, a cominciare dal tema, furono tutte più che sufficienti, ma al momento della decisione, con il voto contrario mio e della Rinonapoli, la commissione lo bocciò.
È questa categoria di studenti quella più temuta: ottimo profitto, ma lucidi contestatori, capaci di mobilitare una classe, l’intera scuola; capaci di mettere in difficoltà tutta la gerarchia: dal personale ausiliario e amministrativo ai docenti, al dirigente scolastico. Sono quelli capaci, con pochi altri, di motivare e riempire di contenuti una manifestazione, un corteo, uno sciopero.
Al netto degli infiltrati. Che sono la vera rovina dei manifestanti, ma la fortuna di quelli che dovrebbero dare le risposte. A cominciare dai ministri. Che hanno l’alibi dell’ordine pubblico con feriti tra le forze dell’ordine. Ai ragazzi in particolare bisognerebbe garantire sicurezza, evitare che si infiltrino estranei violenti, ben visibili già dall’abbigliamento, ed evitare che ci siano malmenati, feriti e fermati anche tra partecipanti che magari non c’entrano niente con le violenze.
Quante volte abbiamo visto i nostri ragazzi, dalle presidenze delle scuole, prepararsi a raggiungere con entusiasmo il luogo di partenza del corteo, “alle spalle di Garibaldi”: si mettevano lontani da noi, personale della scuola. Ma c’era chi veniva a salutare il loro preside con dissimulato orgoglio reciproco. Quante volte abbiamo temuto per loro nei disordini che immancabilmente nascevano, degenerazioni e violenze di estranei, sicuramente non loro.
E quante volte li abbiamo rivisti, tristi e delusi, riporre a scuola lo striscione e i cartelli che con tanto impegno avevano preparato.
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