Franco Buccino
L’anno scolastico era iniziato alla spicciolata, come al solito. Ma stranamente in tono minore. Pensavo, dispiaciuto, che dipendesse da un tema, la scuola, poco facile da spendersi in campagna elettorale, rischioso e da trattare con cautela per tutte le problematiche e le contraddizioni che porta con sé.
Poi, la prof. accoltellata da uno studente tredicenne con relativa ripresa e messa in onda. Un episodio che rischia di non rimanere isolato, sintomo di violenza diffusa anche tra i minori, di disagio che attraversa, insieme, ragazzi e giovani.
Pochi giorni dopo, la Presidente Meloni, con tono francamente scomposto, a una riunione dei giovani del suo partito annuncia un decreto che stabilirà in ogni classe un tetto agli studenti stranieri e vieterà il burqa. Poi in realtà esce ridimensionato: riguarda gli studenti stranieri che non conoscono l’italiano. Dimostrando, comunque, di conoscere poco l’argomento e creando un palpabile sconcerto.
Il giorno dopo, il Presidente della Repubblica, all’inaugurazione ufficiale dell’anno scolastico, ad Amatrice, ribadisce semplicemente quello che la Costituzione dice a chiare lettere: la scuola sia aperta a tutti. “E aiuti a non creare ghetti” aggiunge di suo.
Sembrano, questi quattro tempi, ordinari e quasi banali, e invece, nel loro succedersi hanno imposto il tema “scuola” alla campagna elettorale, dandole un posto centrale.
Una bella notizia per noi che vogliamo bene ai ragazzi e alla scuola. Un’occasione unica per provare ad abbattere steccati ideologici su un tema come i nostri figli, la loro istruzione e la loro formazione.
Sui problemi della scuola, che si sono ingigantiti sempre più, le responsabilità se le dividono i governi e i ministri dell’istruzione, abbastanza equamente. Farei un’eccezione solo per Luigi Berlinguer, uno degli autori della legge sull’autonomia scolastica. Purtroppo, stravolta, negli anni successivi, nei suoi punti essenziali. Li ricordo per titoli: il dimensionamento della rete scolastica, la scelta degli indirizzi, il riordino dei cicli con la conclusione della scuola superiore a diciott’anni, infine l’organico funzionale. Le prime due fanno ancora danni, le altre due sono semplicemente ignorate. Infine, due questioni che riguardano il personale: mobilità e precariato. Per via di uno scollamento incredibile tra organico di diritto (quello previsto) e organico di fatto (quello necessario), parte ogni anno una mobilità intensa che ignora la continuità didattica, oltre ad alimentare il precariato: trecentomila supplenze annuali ogni anno, nonostante il vistoso calo demografico. Mettersi tutti attorno a un tavolo e trovare soluzioni condivise, o anche avviare percorsi, significherebbe salvare la scuola. Non è per niente facile, ma i nostri figli e nipoti lo meritano!
Ancora più complicati sono gli interventi sul disagio e sulle devianze giovanili. Si scontrano punti di vista spesso opposti, anche negli stessi schieramenti. Maggiore severità, pene nette e riabilitazioni dure da una parte; recupero, clemenza, iniziare da subito percorsi e inserimenti nel sociale dall’altra. Sembrano posizioni inconciliabili se non fosse che nella pratica vengono disattese le une e le altre. E soprattutto si commette, a mio avviso, un errore di strategia. Si è permissivi con il ragazzino, all’inizio del suo sbandamento: l’hanno trovato con un coltello; alla fine è una bravata; o peggio i poliziotti che lo riaccompagnano a casa incontrano genitori che o cascano dalle nuvole o giustificano il figlio: porta il coltello per difendersi. Il giudice si “dimentica” di firmare il provvedimento, magari per approfondire. E il ragazzo pensa di averla fatta franca e già studia come alzare il tiro. Tante volte non ci meravigliamo che un nostro alunno sia stato autore di un reato con un coltello o anche con una pistola. Quindi l’avevamo “inquadrato”. E cosa abbiamo fatto: singolarmente, come gruppo di educatori, con i servizi sociali e le forze di polizia?
Temi come interventi urgenti su riforma della scuola, sul disagio giovanile sempre più precoce, dovrebbero entrare nella campagna elettorale a pieno titolo. Assisteremmo a belle e inattese convergenze! E non dimentichiamo che in anni non lontani sui problemi della scuola cadevano i governi e si perdevano le elezioni.