Scuola: pesanti nubi all’orizzonte

Franco Buccino

Si preannuncia un fine anno scolastico molto burrascoso. E non perché, finite vacanze pasquali, ponti, e flussi turistici, dovremo rifare i conti con la pandemia che è altro che debellata. O perché, avvicinandosi gli esami, gli studenti scopriranno che la nuova maturità immagina bagagli di conoscenze e di esperienze che loro non hanno e non hanno fatto. Ma perché arrivano le scadenze per la presentazione del pacchetto di misure da 17,9 miliardi di euro, previste per la scuola dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, noto come PNRR.

Un primo segnale si è avuto in questi giorni, quando il Ministro della Pubblica Istruzione ha illustrato, prima alle forze politiche nelle aule parlamentari e poi ai sindacati, la “Riforma della formazione iniziale e continua e reclutamento degli insegnanti”. È calato letteralmente il gelo tra le forze politiche, a cominciare da quelle di governo; mentre nella presentazione del provvedimento ai sindacati, attraverso appena tre slide, è cominciato a serpeggiare un malumore sempre crescente, che si è concretizzato nel giudizio a caldo, sul documento, del segretario della Flc Cgil: irricevibile!

Il motivo è presto detto. Il progetto sulla carriera è da ritirare: prevede scatti di stipendio per anzianità, ma solo a chi frequenta un percorso di formazione e aggiornamento permanente. Sul reclutamento, non c’è nessun collegamento tra la formazione per l’accesso (in aggiunta alla laurea magistrale) e l’assunzione a tempo indeterminato; mentre i precari, per “agevolarli”, saranno ancora sottoposti alla tombola dei quiz. L’unica cosa certa  è il taglio nel Def dello 0,5 per cento degli investimenti sull’istruzione: praticamente si tagliano quei miliardi che poi rientrano col PNRR. Quei miliardi su cui tutti facciamo affidamento per edilizia scolastica, asili nido, scuole dell’infanzia, mense e infrastrutture per lo sport, laboratori e formazione digitale, perfino per la riduzione dei divari territoriali e l’estensione del tempo pieno.

I sindacati, reduci dalle elezioni molto partecipate per le Rsu, che ha visto i confederali ampiamente vincitori, si sono trovati spiazzati dal comportamento del Ministro. Perché gli ha sottratto materia contrattuale, il “cuore” del contratto: la retribuzione; perché ha evitato ogni confronto su materie delicate come il reclutamento. E già preparano, tutti insieme, forti iniziative di mobilitazione e scioperi.

Le cose potevano andare diversamente. Negli ultimi sette, otto mesi si poteva insieme, governo e sindacati, discutere, capire a fondo le questioni, trovare punti di mediazione. Perché al solito la ragione non sta solo da una parte. Andando indietro nel tempo, c’è stato il momento in cui le parti potevano cominciare a dialogare proficuamente e a fare scelte condivise. Quando bisognava completare e concretizzare l’autonomia scolastica.

E invece hanno avuto paura dell’autonomia, tutte e due le parti: l’amministrazione scolastica di perdere il suo potere, il suo ruolo; i sindacati di perdere il consenso dei lavoratori. Hanno avuto paura per quel che poteva succedere. Certo erano seriamente preoccupati: ma perché non avevano fiducia nelle scuole, nelle singole scuole, negli insegnanti, nei dirigenti, negli altri lavoratori della scuola. Forse ancora non hanno capito bene cosa dice la Costituzione e come devono essere, vivere e svilupparsi le scuole della Costituzione.

Le scuole autonome si preoccupano dei risultati dei loro allievi, del giudizio dei genitori, ne rispondono a valutatori esterni che misurano anche il loro impatto sul territorio. Con il budget loro assegnato pagano gli stipendi ed eventuali incentivi, sostituiscono docenti e personale assenti, valorizzano il personale e riconoscono tutti i loro titoli, organizzano e gestiscono laboratori e attività aggiuntive. Fanno rete con altre scuole e istituzioni del territorio. Le scuole autonome vogliono docenti che si legano ad esse, non che pensano, ogni momento, ad assegnazioni provvisorie, trasferimenti annuali, utilizzazioni.

Sarà stata pure fondata la paura per l’autonomia completa. Ma senza autonomia non usciamo fuori dalla palude.

Napoli, 19 Aprile 2022

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