Riparte la scuola: il ritorno tra i banchi con i vecchi problemi

Franco Buccino

(Repubblica ed. Napoli, 13 sett.2022)

Riparte la scuola in tutto il paese. È un segnale importante ed emozionante. Nonostante pandemia e vaccini, guerra e crisi economica, elezioni politiche e variazioni climatiche, i ragazzi e le ragazze tornano a scuola, a istruirsi e a formarsi. E a loro si uniscono, in tempi e modalità diverse, anche gli adulti, convinti che l’apprendimento è un diritto e anche un dovere per tutta la vita.

Una bella iniezione di ottimismo e voglia di cambiare le cose per loro e con loro. Una prima grossa questione è la maggiore considerazione che bisogna avere per gli studenti, il maggiore coinvolgimento dei nostri ragazzi nelle scelte politiche ed economiche più importanti, perché riguardano e riguarderanno loro molto più di noi. Clima e ambiente, qualità della vita e formazione, lavoro.

Solo collocandola in uno scenario ben più ampio, possiamo parlare di scuola, scolari, studenti: di quello che possiamo fare per loro e di quello che gli spetta. Diritto allo studio, giorni di scuola e ore di lezione, spazi, aule, laboratori e palestre, docenti per tempo e personale ata, riforme e risorse: tutto in una equilibrata distribuzione territoriale.

Possiamo rassegnarci a tutti i disagi, i ritardi, le contraddizioni, nelle nostre regioni meridionali, anche a vivere qualche anno in meno, come ci dicono impietose le statistiche. Ma che i nostri ragazzi del Sud abbiano anni o mesi o giorni di istruzione in meno, no!

I problemi che attanagliano la scuola nella nostra regione, come nelle altre regioni meridionali, sono ben noti e ampiamente studiati. Il più serio è la dispersione scolastica, che significa insieme evasione e abbandono, ma anche un livello di istruzione mediamente scadente. I problemi sono, come si dice, strutturali: li elencavamo prima. Le soluzioni avanzate sono, quando ci sono, temporanee: progetti, sempre e solo progetti, che a volte neanche s’incontrano con la scuola. Sono uno sciupio di soldi di cui la singola scuola poi neanche si accorge. Magari dopo aver fatto una guerra per stare in elenco…

E, badate bene, c’è un destino comune dei nostri alunni, i meritevoli da 100 e lode e i semianalfabeti. Dalle nostre scuole escono, contemporaneamente, diplomati e laureati bravi ed eccellenti, ma anche tanti, troppi, senza titoli e senza qualifiche. Per entrambe le categorie, l’assenza cronica di lavoro nelle nostre terre costringe molti di loro ad andarsene nel centronord o all’estero; e tanti a rimanere, ma nelle difficoltà economiche, nel lavoro nero, nel miraggio dei sussidi o addirittura della malavita.

E intanto martedì è il primo giorno di scuola in Campania. Neanche il tempo di commuoversi a vedere per le strade ragazze e ragazzi con i loro zaini, che si ritrovano cresciuti e allegri, bambini imbronciati con le loro mamme, i mezzi pubblici più pieni e rumorosi del solito, non solo con persone serie e stanche, perfino sentire odori di libri e quaderni, di cornetti e ciambelle. Ed ecco i problemi: insegnanti che mancano, orari ridotti per chissà quanti giorni. Non mancano scuole “furbe” che contemporaneamente anticipano “in nome della loro autonomia” il ritorno dei ragazzi, ma gli impongono orari ridotti per vuoti nell’organico di docenti e bidelli. Poi “recupereranno” più avanti.

È solo l’inizio; potrebbero seguire, in successione, carenza di spazi, inagibilità di locali adibiti a palestre, assenza di laboratori, e speriamo non anche furti,  vandalismi. Insieme a ciò che succede in tutte le scuole, senza limiti geografici: episodi di bullismo o fiammate di pandemia.

Troppo pessimismo, direte. Sì, ma quante volte abbiamo tradito le aspettative dei nostri ragazzi; quante volte li abbiamo illusi, li hanno illusi, ministri e governi! Vorremmo tanto parlare di attività didattiche, di nuove esperienze formative, di pezzi di riforma importanti, degli Its che partono.

L’augurio per quest’anno scolastico che comincia è che i nostri ragazzi si impegnino e non si rassegnino, che cresca la loro e la nostra consapevolezza, e che le istituzioni facciano per la scuola quello che noi cittadini facciamo per figli e nipoti.  

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