Franco Buccino
Per una mera coincidenza, l’altro giorno, mentre leggevo di varie richieste di rinvio dell’inizio delle lezioni per via del caldo, una mia nipote mi ha detto che a scuola sua si comincia venerdì 11, anziché martedì 15.
Capisco che spesso l’anticipo è per un fatto organizzativo, di assegnazioni di aule, di verifica della composizione delle classi, ecc. Forse questi giorni non dovrebbero rientrare nel computo dei giorni di lezioni e soprattutto non essere “recuperati” con giorni “pesanti”. E questo non per essere pignoli e antipatici, ma perché il Ministro ci ha ricordato che i 200 giorni di lezione sono un obbligo di legge.
Potrebbe sembrare una polemica inutile e ingenerosa con alcuni colleghi presidi, se non fosse che i duecento giorni per la maggioranza delle scuole sono un miraggio; e il rispetto del monte ore annuo delle singole materie un sogno irrealizzabile.
I ragazzi, e la scuola che frequentano, meriterebbero ben altra considerazione e rispetto. Del resto, basta ricordare il triste periodo del covid. La facilità della chiusura delle scuole, soprattutto dalle nostre parti, le inutili richieste di recuperare il tempo perso, l’illusione che toccassero dei “ristori” pure agli studenti!
Ma, per fortuna (?), i 200 giorni non li conta nessuno. O meglio, li contano i Tar in qualche ricorso e li usa qualche (raro) consiglio di classe per dare il colpo di grazia allo “sfigato” di turno.
E allora? Cosa fare per le scuole oltre che raffrescarle: abbiamo un intero anno scolastico per discuterne e confrontarci.