Franco Buccino
Lo scorso anno, di questi tempi, tutti i giorni c’erano notizie sui privatisti all’esame di Stato, alla maturità. Task force del MIM, diffuse e gravi irregolarità riscontrate, scuole private a cui è stata tolta la parità, nuove più severe norme per il futuro. Insomma, una guerra senza quartiere ai “diplomifici”. E un crollo atteso dei privatisti alla maturità 2026.
E invece quest’anno c’è stato e c’è un silenzio quasi totale e sospetto sull’argomento. Solo cercando le notizie, veniamo a sapere che il numero dei privatisti è aumentato poco più del 7%: non di poco in rapporto agli interni aumentati dello 0,4. Veniamo a sapere inoltre che le prove scritte e quelle orali sono state superate dalla stragrande maggioranza degli studenti, interni e privatisti.
Nessuna traccia di controlli a tappeto, oltre le visite ispettive di routine, e quindi niente irregolarità diffuse, come lo scorso anno.
Per la verità, da un amico della piana del Sele veniamo a sapere che, come per gli anni passati, furgoni e minibus scaricano ragazzi dalle stazioni ferroviarie a scuole paritarie e viceversa. Ben poca cosa e scarsamente documentata. Ma, soprattutto, un’immagine, treni e autobus carichi di maturandi dal nord verso il sud, destinata presto a divenire uno sbiadito ricordo. Da qualche tempo la pubblicità di scuole private, almeno le reti più grandi, è tutta incentrata sull’online dei corsi, senza frequenza e senza residenza, magari con sedi decentrate in mezza Italia.
Colpisce il parallelismo tra il nuovo modello di scuole private che avanza e le Università Telematiche riconosciute dal Miur, ormai modello consolidato. A poco servono le indagini delle Procure su iscrizioni irregolari. Parecchi temono una possibile alleanza, vere e proprie grandi reti, tra scuole private e università telematiche. Le telematiche hanno sempre più bisogno di sedi in tutta Italia per gli esami (laboratori compresi) e per tutta la gestione amministrativa. Le scuole private hanno bisogno di una adeguata rete telematica che liberi i propri iscritti da ogni vincolo di frequenza in sede e di residenza: ciò vale soprattutto per i ragazzi dai sedici anni in su, fuori obbligo scolastico. Un’alleanza possibile che presenta anche rischi importanti. Leggiamo nei recentissimi risultati Invalsi che in alcuni ordini e tipologie di scuole ancora non è stato superato superato l’handicap Covid: a poco o niente è bastata la formazione a distanza.
Tocca allo Stato garantire la serietà dei percorsi di formazione oltre che verificare i risultati; controllare allo stesso modo le scuole statali autonome e tutti quegli istituti di formazione a cui ha riconosciuto i requisiti per svolgere la funzione.
C’è spesso un equivoco di fondo per chi sceglie la scuola privata: pensare che lo Stato non c’entri con la formazione dei suoi cittadini. La formazione è un diritto costituzionale, come la salute. Anche se il governo sembra più interessato allo sgravio fiscale per chi frequenta le private che al finanziamento della scuola pubblica.
Intanto il Ministro Valditara ci spieghi, se è possibile, come sono andate le cose in questa “maturità” 2026, dopo le “battaglie” dello scorso anno contro i diplomifici, di cui si è preso tutto il merito!