franco buccino
Repubblica ed. Napoli 24 luglio 2026
Lo scorso anno, di questi tempi, tutti i giorni c’erano notizie sui privatisti all’esame di Stato, alla maturità. Task force del ministero, diffuse e gravi irregolarità riscontrate, scuole private a cui è stata tolta la parità, nuove più severe norme per il futuro. Insomma, una guerra senza quartiere ai “diplomifici”. E un crollo atteso dei privatisti alla maturità 2026. E invece quest’anno c’è un silenzio quasi totale e sospetto sull’argomento. Solo a cercarle le notizie, veniamo a sapere che il numero dei privatisti è aumentato poco più del 7%: non di poco in rapporto agli interni aumentati dello 0,4. Veniamo a sapere inoltre che le prove scritte sono state superate dalla stragrande maggioranza degli studenti, interni e privatisti.
Nessuna traccia di controlli a tappeto, oltre le visite ispettive di routine, e quindi di irregolarità diffuse, come lo scorso anno. Per la verità, da un amico della piana del Sele veniamo a sapere che, come per gli anni passati, furgoni e minibus scaricano ragazzi dalle stazioni ferroviarie a scuole paritarie e viceversa. Ben poca cosa e scarsamente documentata. Ma, soprattutto, un’immagine, treni e autobus carichi di maturandi dal nord verso il sud, destinata presto a divenire uno sbiadito ricordo. Da qualche tempo la pubblicità di scuole private, almeno le reti più grandi, è tutta incentrata sull’online dei corsi, senza frequenza e senza residenza, magari con sedi decentrate in mezza Italia.
Colpisce il parallelismo tra il nuovo modello di scuole private che avanza e le università telematiche riconosciute dal Miur, ormai modello consolidato. A poco servono le indagini delle Procure su iscrizioni irregolari. Parecchi temono una possibile alleanza, grandi reti, tra scuole private e università telematiche. Le telematiche hanno sempre più bisogno di sedi in tutta Italia per gli esami (laboratori compresi) e per tutta la gestione amministrativa. Le scuole private hanno bisogno di una adeguata rete telematica che liberi gli studenti da ogni vincolo di frequenza in sede e di residenza: ciò vale soprattutto per i ragazzi dai sedici anni in su, fuori obbligo scolastico. Un’alleanza possibile che presenta anche rischi importanti. Leggiamo nei recentissimi risultati Invalsi che in alcuni ordini e tipologie di scuole non abbiamo ancora superato l’handicap Covid: a poco o niente è bastata la formazione a distanza.
Tocca allo Stato garantire la serietà dei percorsi di formazione oltre che verificare i risultati; controllare allo stesso modo le scuole statali autonome e tutti quegli istituti di formazione a cui ha riconosciuto i requisiti per svolgere la funzione.