L’ultima assemblea

Franco Buccino

(L’episodio è accaduto a Napoli il giorno dopo la nevicata di febbraio. A ridosso delle elezioni. Passato il fiume di parole della vigilia e quello delle analisi del giorno dopo, è il momento di renderlo pubblico)

Gli anziani che corrono all’alba per le strade della città hanno deciso e giurato ormai da tempo di non parlare più di politica: troppe discussioni, malanimi, litigi e, soprattutto, la paura di veder crollare un mondo di valori come un castello di sabbia. Ma l’altro giorno, complice il freddo e il deserto per le vie, hanno deciso di rompere il giuramento e hanno svolto un’ultima surreale assemblea itinerante.

Toni pacati per tremende verità. Cinquant’anni e oltre di fedeltà a un’idea, a un partito. Tantissime occasioni per andare in crisi: tradimenti, defezioni, corruzioni, trasformismi. Loro, lo zoccolo duro per ogni occasione: assemblee, scioperi, manifestazioni, opposizione. L’idea della sinistra unita intorno al loro partito, al partito, anche quando per i più era divenuto ormai indifendibile. L’illusione che bastassero loro a tenerlo in piedi, a moralizzarlo, a sostenere l’idea dell’unità, ad andare per la strada maestra, rispetto ai tanti che hanno imboccato continue scorciatoie creando nuovi partiti e raggruppamenti. Con l’unico risultato di frantumare la sinistra.

Loro, gli anziani che volevano salvare la politica, salvare la sinistra. Avevano piegato a questo obiettivo tutta la teoria dell’invecchiamento attivo. Non abbandonarsi al ruolo di vittime, di pazienti, di assistiti, di superati e antiquati. Anziani che volevano portare la fedeltà, la coerenza, e il disinteresse. Che volevano mostrare e testimoniare l’impegno, a giovani disillusi e delusi, arrabbiati e senza lavoro. Che a questi scopi dedicavano tutto il loro tempo. Nella lega, nella sezione, nella municipalità, nei movimenti cittadini e perfino nei comitati.

E invece era ed è tutto inutile. I signori del partito, delle tessere, del potere, la cupola maledetta che continua a fare il bello e cattivo tempo, arroganti ignoranti presuntuosi, la cupola a cui si rivolge e a cui si appoggia il livello nazionale, ha deciso il suicidio politico della sinistra impegnandosi soltanto a salvare il maggior numero di posti per loro stessi. E il velleitarismo degli altri raggruppamenti sta facendo e farà il resto. Una morte annunciata. Perché costringere ad assistere a questa lenta e crudele agonia?

Ed ecco l’ultima terribile decisione dell’assemblea itinerante. Il gruppo si scioglie. L’8 settembre di quel che rimane dell’esercito regolare dei militanti. La smobilitazione. Torniamo borghesi, ognuno è libero di muoversi come vuole, di fare le sue scelte. Perfino di cominciare a fare i vecchi sulle panchine dei giardinetti.

C’è un furore negli occhi degli anziani che corrono ormai senza parlare. Assomigliano ai ragazzi di Stand by me, quando tornano dopo aver visto il cadavere, the body, il corpo. La consapevolezza di aver visto la fine, e di non poter essere più come prima. Accompagnati dalla colonna sonora dissacrante dell’ex allegro del gruppo, che in perfetto stile anni sessanta canticchia: “Non c’è più niente da fare. È stato bello sognare. La vita ci ha regalato qualcosa che il tempo non cambierà mai…”.

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