Se l’Invalsi, anziché la valutazione, facesse la “previsione” dei risultati…

Franco Buccino

Ogni anno, di questi tempi, mentre stanno per concludersi gli esami di maturità, l’Invalsi ci propone i risultati di prove, analisi, studi che fotografano la nostra scuola. Una sorta di fiera dell’ovvietà. Il tutto riconducibile allo schema: al nord le cose vanno bene, al sud andiamo male, ma la Puglia… Schema immutabile, come le differenze territoriali nel nostro paese.

Poi, qualche aggiustamento, anno per anno, c’è. Dopo la pandemia, finalmente i risultati non si abbassano più: ma al nord! Al sud invece continuano a crescere tutte le percentuali negative. La Campania recupera la maglia nera della dispersione scolastica che gli scorsi anni la Calabria le aveva strappato! Ecc. ecc…

E noi, ovviamente, rispondiamo sempre allo stesso modo. Che l’Invalsi non è un’agenzia indipendente. Non decide in autonomia. Ha il ministro addosso. Fotografa, fornisce dati, non dà indicazioni all’Amministrazione, non ha autorità. È funzionale alle politiche scolastiche, ispirate ieri oggi e domani, a tagli.                                                                                                                                                             

Insomma un teatrino che si ripete, che stanca ormai gli attori (che si son fatti di una certa età), e soprattutto annoia gli spettatori.

Allora proviamo con un altro copione. Siccome non riusciamo a cambiare alunni, scuole, territori, politiche, ministri, governi, proviamo a cambiare l’Invalsi. Da agenzia di valutazione trasformiamola in agenzia di previsione.

Le previsioni sono ormai uno strumento indispensabile in tutte le circostanze e per tutti i soggetti. A cominciare da quelle del tempo: per chi esce la mattina, per chi pilota l’aereo, per l’agricoltore. Sono diventate così attendibili che orientano i nostri comportamenti e tante nostre scelte. Sono ormai scientifiche e comprensibili, pur nel loro linguaggio specialistico, quasi a tutti.

Sono sicuro che se l’Invalsi si dedicasse alle previsioni, ci potrebbe dire già dal primo settembre quello che faticosamente ci comunica a luglio, a conclusione dell’anno scolastico. Potrebbe spiegarci con largo anticipo quello che succederà.

Per esempio, che il riparto delle risorse, attuato secondo il criterio storico, lascerà intatte le posizioni tra le Regioni, a discapito delle ultime. Se si distribuiscono risorse alla formazione professionale in rapporto al numero di ragazzi iscritti, andranno 66 milioni alla Lombardia e due alla Campania. Se si distribuiscono risorse in rapporto al numero di classi a tempo pieno o prolungato, ci sarà una grande sproporzione tra nord e sud. Non solo, ma si tenderà, in momenti difficili, con qualche giustificazione, a non ridurre da nessuna parte tali classi, anche a costo di non farne nuove. Con lo stesso criterio di riparto si è costruito il Sistema sanitario nazionale: per anni dove c’erano più anziani arrivavano più soldi. Noi eravamo la regione più giovane! I risultati sono tutti a nostro carico.

Per esempio, che le risorse destinate in abbondanza per progetti su dispersione, abbandoni, povertà educative, aree a rischio, non modificheranno assolutamente le situazioni drammatiche. Perché ci vogliono strumenti ordinari per risolvere problemi importanti, strutturali: organico, tempo scuola allungato, aule, laboratori e palestre. Litigare perché ci si trova o meno in un elenco di scuole finanziate per un progetto, è risibile e fuorviante.

L’Invalsi già conosce le esigenze delle scuole, a una a una. Si servirebbe dei parametri giusti nelle sue previsioni.  Consegnerebbe al Ministro una cartina con le previsioni, nord centro sud e isole, aggiornata e dettagliata.                       E costringerebbe le autorità, centrali e locali, a prendere provvedimenti seri e tempestivi.

Allora sì che ci affezioneremmo all’Invalsi, tutto il mondo della scuola. Perché continuiamo a sognare un sistema nazionale di valutazione. Qualcuno che aiuti le scuole a capire dove sbagliano e a correggere il tiro dell’azione didattica, avendo esse, con l’autonomia, mezzi e risorse.

Un’Agenzia che dica, con responsabilità e senza ipocrisie, al Ministro e al governo, dove portano le loro politiche scolastiche. Dove porteranno. Prima, non quando ormai è tardi!

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